Cosa preoccupa di più i giornalisti?

Scritto da Alberto Cassani martedì 25 marzo 2008 
Archiviato in Quelli che scrivono...

Il Pew Research Center for the People & the Press e il Project for Excellence in Journalism hanno recentemente pubblicato i risultati di un sondaggio effettuato dal 17 settembre al 3 dicembe 2007 tra 585 giornalisti, direttori e caporedattori statunitensi e riguardante la percezione che i giornalisti hanno della loro professione. Il sondaggio era già stato già effettuato nel 1995, nel 1999 e nel 2004, ma questa volta i risultati sono sensibilmente diversi dall’inchiesta precedente.
Qui sotto riporto la traduzione delle conclusioni cui gli organizzatori sono arrivati. Se volete leggere l’analisi completa, potete trovarla qui.

La crisi finanziaria che le organizzazioni giornalistiche stanno fronteggiando è così forte da risultare ancora più preoccupante della qualità dei servizi, della credibilità dei giornalisti e di tutti gli altri problemi che hanno preoccupato i giornalisti nell’ultimo decennio.

Una maggioranza ancor più grande di giornalisti della stampa nazionale – il 62% – afferma che il mondo del giornalismo si sta muovendo nella direzione sbagliata, un netto aumento rispetto al 51% che aveva espresso la stesso opinione nel 2004. Anche metà dei giornalisti che lavorano su internet e più o meno lo stesso numero di giornalisti della stampa locale (il 49%) ha una visione negativa della propria professione.
Le crescenti preoccupazioni economiche caratterizzano le valutazioni negative dell’inchiesta. In un questionario a risposta libera, il 55% dei giornalisti della stampa nazionale cita quello economico come il problema più importante che il giornalismo si trova a fronteggiare oggiogiorno, una percentuale in aumento rispetto al 30% del 2004. Anche la percentuale dei giornalisti locali che esprimono la stessa preoccupazione è in aumento (dal 35 al 52%). In più, metà (48%) dei giornalisti di internet – ossia che lavorano per organizzazioni attive solo in rete o per i siti internet di giornali, Tv e radio – indicano l’aspetto economico come il maggior problema della professione.

Mentre le preoccupazioni di livello economico sono aumentate, meno giornalisti citano la qualità dei servizi e la perdità di credibilità della professione come i problemi più importanti del giornalismo attuale. Tra i giornalisti nazionali, solo il 22% indica la qualità del lavoro come il problema più grave, in calo rispetto al 41% del 2004. Anche la percentuale di giornalisti locali che indicano la qualità dei servizi è calata rispetto al 2004, dal 33 al 21%.
Per molti, i problemi economici dell’ambiente sono direttamente legati all’esplosione del giornalismo su internet. Il 16% di tutti i giornalisti intervistati – tra ui il 26% di quelli che lavorano per la carta stampata – indica l’attuale modello di organizzazione del mondo giornalistico, o comunque il tentativo di ricavare un guadagno economico dal giornalismo su internet, come il problema più importante della professione.
I giornalisti della stampa nazionale e locale fanno comunque una netta distinzione tra l’impatto che internet ha sul mondo del giornalismo – che molti valutano negativamente – e il modo in cui la rete ha trasformato il lavoro del giornalista – che molti invece giudicano positivamente.

Una larga maggioranza dei giornalisti intervistati indica come positiva la possibilità che i lettori hanno di scrivere commenti nei siti di informazione. In più, la maggioranza dei tre grandi gruppi in cui i giornalisti sono divisi – stampa nazionale, stampa locale e internet – ritiene che siti di videostreaming come YouTube abbiano portato dei benefici al mondo del giornalismo.
In maniera forse più sorprendente, i giornalisti della carta stampata esprimono parere positivo riguardo i siti che raccolgono le notizie pubblicate da altri siti, che sono invece sempre stati ritenuti la causa principale del declino delle organizzazioni di informazione tradizionali. In particolare, ci sono meno giornalisti della stampa locale (53%) che vedono positivamente i “news aggregator” rispetto ai giornalisti delle Tv locali (71%) e ai giornalisti nazionali (67%).

In linea generale, i giornalisti che lavorano su internet hanno una visione più positiva dell’impatto della rete sul mondo del giornalismo rispetto alle idee espress da chi lavora per la stampa locale e nazionale e per le redazioni giornalistiche di radio e televisioni. Ad esempio, solo un terzo dei giornalisti nazionali (35%) e di quelli locali (36%) ritengono una cosa positiva che gli utenti possano inserire contenuti giornalistici nei siti di informazione; per contrasto, il 54% dei giornalisti che lavorano su internet la considerano una cosa positiva per il giornalismo.
C’è una differenza ancora più grossa nel modo in cui i giornalisti dei tre diversi settori giudicano l’impatto dei siti di classificazione delle news come reddit.com o digg.com. Quasi due terzi dei giornalisti di internet (65%) li ritiene una cosa positiva, mentre sono il terzo dei giornalisti nazionali (34%) e ancor meno giornalisti locali (24%) è d’accordo.

L’inchiesta ha rilevato anche che menter i giornalisti hanno bene accolto le nuove tecnologie che hanno rivoluzionato il loro lavoro, sono divisi riguardo l’impatto di internet sui valori tradizionali della loro professione. I giornalisti nazionali sono ancor più divisi rispetto alla possibilità che internet sia in questo senso una cosa positiva o negativa. In particolare ci sono più giornalisti locali che dicono che internet stia indebolendo (45%) questi valori rispetto a quelli che dicono che li sta rafforzando (34%). Anche tra gli stessi giornalisti di intenet, solo la metà (49%) ritiene che la rete rafforzi i valori del giornalismo.
I giornalisti più anziani tendono a vedere internet come un indebolimento dei valori giornalistici: circa la metà dei giornalisti con 55 e più anni (52%) hanno espresso questa opinione. Al contrario, il 49% dei giornalisti compresi tra i 22 e i 34 anni hanno espresso l’opinione opposta.
Quelli che credono che internet rafforzi i valori della professione giornalistica citano diversi fattori come spiegazione della loro opinione. Dichiarano che la Rete aumenta la trasparenza del lavoro e permette al giornalista di realizzare servizi più precisi. Quelli invece che dichiarano che internet è un danno per i valori tradizionali del giornalismo citano soprattutto i tempi ristretti di lavoro e la mancanza di controllo come i maggiori aspetti negativi della Rete.

I giornalisti intervistati danno dei principali quotidiani nazionali il giudizio più positivo – con il 92% dei giornalisti nazionali e l’82% di quelli locali e di internet che danno ai quotidiani nazionali il massimo dei voti. L’opinione sui siti internet delle organizzazioni giornalistiche nazionali è quasi altrettando buona: all’incirca 8 su 10 giornalisti nazionali (82%), giornalisti di internet (78%) e giornalisti locali (74%), danno a questi siti il massimo dei voti.
Le organizzazioni giornalistiche che operano esclusivamente su internet, come Slate e Salon, hanno anch’esse una buona nomea, per lo meno tra i giornalisti nazionali e di internet: il 75% dei giornalisti di internet danno loro un buon voto, così come il 68% dei giornalisti nazionali. Al contrario, solo il 47% dei giornalisti locali li valuta positivamente. In particolare, i giornalisti che lavorano per la stampa locale danno voti bassi anche ai “news aggregator” rispetto a quanto fanno i giornalisti nazionali o di internet.
In più, mentre metà dei giornalisti di internet danno voti alti ai blogger che scrivono a proposito di eventi di attualità, solo un terzo dei giornalisti nazionali e il 21% di quelli locali esprime la stessa opinione. Nonostante questo, il numero di giornalisti che giudica positivameti i blogger è quasi il doppio di quelli che giudicano positivamente i telegiornali delle televisioni locali (33% contro il 17%).

La maggior parte dei professionisti intervistati ritiene che anche in quest’era di notizie diffuse via internet, il giornalista continua a ricorpire il proprio ruolo di diffusore di informazioni. La maggioranza dei giornalisti nazionali (64%), locali (63%) e di internet (58%) crede che i giornalisti non abbiano perso la loro funzione, e la stragrande maggioranza di quelli che hanno espresso questa opinione la ritiene una cosa positiva.

L’inchiesta ha inoltre riscontrato che:

  • Una larga maggioranza di giornalisti della carta stampata locale (82%) e della carta stampata nazionale (69%) ha dichiarto che il numero di stagisti che lavorano nella loro organizzazione è diminuito nel corso degli ultimi tre anni. E anche i giornalisti di internet riscontrano la stessa cosa, con il 52% di loro che dichiara che gli stagisti sono diminuiti.
  • Circa la metà dei giornalisti che lavorano su internet diciarano che il fatto di lavorare per le grandi compagne e la pressione degli sponsor influiscono almeno in parte sulle decisioni di palinsesto. Questa percezione non è però altrettanto comune tra i giornalisti della carta stampata e delle radio e Tv.
  • I giornalisti intervistati hanno una visione più pessimistica del futuro dei telegiornali notturni rispetto a quello dei giornali stampati. Circa 4 giornalisti nazionali su 10 (42%) dice di aspettarsi la chiusura delle edizioni notturne dei telegiornali nel corso dei prossimi dieci anni, mentre solo il 17% afferma la stessa cosa dei giornali stampati.
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