Mi rifiuto di assumere chi non conosce la grammatica

Scritto da Alberto Cassani lunedì 30 luglio 2012 
Archiviato in Quelli che scrivono...

Il testo che segue è stato pubblicato nella sezione blog del sito della Harvard Business Review, una rivista dedicata all’organizzazione aziendale ovviamente pubblicata dall’Università di Harvard. Si tratta di una curiosa ma interessante dichiarazione di intenti da parte del proprietario di due società editrici di manualistica, che durante il colloquio di lavoro sottopone i candidati a un test grammaticale. Ho la sensazione che, se le case editrici italiane facessero la stessa cosa, si ritroverebbero con ben poche persone in redazione…

Se credete che un apostrofo sia uno dei 12 discepoli di Gesù, non lavorerete mai per me. Se pensate che un punto e virgola sia un vermut in crisi di identità, non vi assumerò. Se buttate virgole all’interno delle frasi come se steste sparando con una mitragliatrice, potreste riuscire ad arrivare fino all’atrio prima di essere educatamente accompagnati fuori dall’edificio.
Qualcuno potrebbe ritenere estremo il mio approccio alla grammatica, ma preferisco l’adorabile fraseologia coniata da Lynn Truss: sono un “accanito sostenitore” della grammatica. E, così come la Truss – autrice di Eats, Shoots & Leaves – utilizzo la “tolleranza zero” verso quegli errori grammaticali che fanno sembrare stupide le persone. Ora, io e la Truss siamo in disaccordo riguardo il significato di “tolleranza zero”. Lei ritiene che le persone che confondono l’uso di “it” «meritano di essere colpite da un fulmine, raccolte con un cucchiaino e sepolte in una tomba senza lapide», mentre io penso che meritino solamente di non essere prese in considerazione per il lavoro, anche se per il resto sono più che qualificate.

Tutti quelli che fanno richiesta di assunzione in una delle mie due società, iFixit e Dozuki, devono sostenere un esame di grammatica obbligatorio. A parte circostanze attenuanti come la dislessia e il fatto di non essere di madrelingua inglese, se un candidato non sa distinguere tra “to” e “too”, la sua richiesta di assunzione finisce nel cestino.
Ovviamente noi ci guadagniamo da vivere scrivendo. iFixit.com è il sito più grande al mondo dedicato ai manuali di riparazione mentre Dozuki aiuta le aziende a scrivere le loro documentazioni tecniche, come istruzioni elettroniche di lavoro e manuali passo-per-passo. Quindi ha perfettamente senso che noi si dia un colpo preventivo agli errori grammaticali più gravi. Ma la grammatica è importante per ogni tipo di azienda. Sì, il linguaggio è in continua evoluzione, ma questo non rende la grammatica meno importante. Una buona grammatica vuol dire credibilità, specialmente su internet. Nei post di un blog, nello stato di Facebook, nelle mail e nel sito della società, le parole sono tutto ciò che abbiamo. Sono una proiezione di voi in vostra assenza. E, nel bene e nel male, la gente vi giudica se non siete in grado di distinguere “their”, “there” e “they’re”.

Una buona grammatica porta a vantaggi professionali, e non solo per quanto riguarda l’assunzione di scrittori. La scrittura non fa parte del curriculum ufficiale di molte posizioni all’interno dei nostri uffici, eppure facciamo fare il test di grammatica a tutti, compresi i rivenditori, i programmatori e lo staff operativo.
Superficialmente la mia tolleranza zero nei confronti degli errori grammaticali può sembrare leggermente eccessiva. Dopo tutto, la grammatica non ha niente a che fare con l’efficienza sul lavoro, o con la creatività o l’intelligenza, giusto? Sbagliato. Se qualcuno ha bisogno di oltre vent’anni per capire come usare correttamente “it’s”, allora siamo in presenza di una curva di apprendimento con cui non mi sento a mio agio. Di conseguenza, anche in questo mercato iper-competitivo, preferisco scartare un bravo programmatore che non sa scrivere.

La grammatica è qualcosa di più che la capacità di ricordare l’inglese studiato a scuola. Ho scoperto che le persone che fanno pochi errori nel test di grammatica fanno anche pochi errori quando fanno qualcosa che non ha nulla a che vedere con lo scrivere, come riempire gli scaffali o etichettare i componenti. Allo stesso modo, i programmatori che prestano attenzione a come compongono le frasi prestano anche molta più attenzione a come programmano. Capite, nel profondo il codice è una prosa. Gli ottimi programmatori sono più che scimmie programmatrici, secondo il guru dei programmatori di Stanford Donald Knuth, sono «saggisti che lavorano secondo forme tradizionali di estetica e letteratura».
Il punto è che programmare dovrebbe essere compreso da veri esseri umani, non solo dai computer. E proprio come per la buona scrittura e la buona grammatica, anche nella programmazione l’inferno è nei dettagli. In effetti, per quanto riguarda il mio intero lavoro, i dettagli sono tutto. Io assumo persone che prestano attenzione ai dettagli. I candidati che ritengono che scrivere non sia importante, molto probabilmente penseranno che altre cose (importanti) non sono importanti. E vi posso garantire che se anche le altre aziende non fanno fare test grammaticali, danno comunque importanza agli errori stupidi nei curricula. In fondo, sciatto è chi lo sciatto fa.

E’ per questo che faccio fare dei test grammaticali alle persone che entrano nel mio ufficio per chiedere lavoro. La grammatica è la mia cartina tornasole. Tutti i candidati dicono di prestare attenzione ai dettagli, io mi assicuro che i miei impiegati lo facciano davvero.

Kyle WiensHarvard Business Review, 20 luglio 2012.

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Commenti

8 risposte a: “Mi rifiuto di assumere chi non conosce la grammatica”

  1. Perché la sciatteria vi impedisce di trovar lavoro | Diario di un giovane critico ha scritto mercoledì 24 ottobre 2012 09:41

    […] 24 ottobre 2012  Archiviato in Quelli che scrivono… Nell’articolo che ho tradotto a fine luglio c’era il link a un post di Suzanne Lucas per la CBS. La Lucas è un’esperta nel settore […]

  2. Marco ha scritto giovedì 27 dicembre 2012 21:50

    “to” vs “too”, “their” vs “there”…ma questi non sono errori di grammatica fine, sono strafalcioni grossolani d’ortografia. Possibile? Io mi aspettavo una sorta di sergente che corregge gli accenti gravi con quelli acuti, non ammette virgole di fianco alla “e” nemmeno quando ha senso, vuole sè accentato ma non vicino a “stesso”, ecc.

  3. Marco ha scritto giovedì 27 dicembre 2012 21:53

    In realtà sono d’accordo, però ci sono anche errori di distrazione o di battitura, inevitabili in testi lunghi o quando si deve scrivere molto e in fretta. D’altronde il codice è UN prosa.

  4. Marco ha scritto giovedì 27 dicembre 2012 21:55

    E poi siamo esserE umani, suvvia

  5. Alberto Cassani ha scritto giovedì 27 dicembre 2012 22:05

    Grazie di avermi fatto notare i refusi. Però considera che la lettera di accompagnamento di un curriculum non è un testo lungo, e lì non ci dovrebbe proprio essere spazio per gli errori di battitura. E’ vero comunque che gli errori fatti notare nell’articolo sono cose grosse, ma se uno fa di questi errori è anche inutile star lì a fargli le pulci sulle piccolezze perché vuol dire che è proprio ignorante…

  6. marzia ha scritto domenica 7 aprile 2013 11:36

    La grammatica questa sconosciuta…. per i verbi idem…che cosa sono? Si mangiano….recentemente ho letto un testo di una psicologa che ha avuto il coraggio di scrivere all’ora celai fatta….una psicologa…vi rendete conto? D’altronde non sanno cos’è un bugiardino, non sanno interpretarlo….figurarsi la lingua italiana…Io ho solo la terza media e sono anche stata bocciata in seconda media ma fortunatamente io leggo molto e errori simili fortunatamente non ne ho mai fatti.

  7. Wolf Running ha scritto domenica 7 aprile 2013 11:43

    Comunque basta fare un giro su facebook per rendersi conto di quanti analfabeti ci sono in giro, non solo giovani ma anche gente più grande. Purtroppo in mezzo c’è anche mio figlio che è in seconda media e m’ha detto ” Anch’io mamma scrivo così, perché è più veloce”. Io ho dissentito energicamente ma purtroppo ho visto che tutti i ragazzini di quell’età non conoscono né verbi né virgole,apostrofi e via dicendo. Le maiuscole per nomi di persone o di città sono anch’essi messi nel dimenticatoio.

  8. Alberto Cassani ha scritto domenica 7 aprile 2013 14:07

    Verissimo, Marzia. Oltre a Facebook, sui forum e nei commenti anche a giornali/siti importanti si leggono le peggio cose. Però io separerei il linguaggio rapido e conciso dall’ignoranza vera e propria. Posso capire usare le abbreviazioni o non usare le maiuscole se si scrive col cellulare, l’importante è poi essere in grado di scrivere correttamente quando serve anche se poi non capita quasi mai (come indica giustamente quest’altro articolo che ho tradotto http://diario.cinefile.biz/perche-la-sciatteria-vi-impedisce-di-trovar-lavoro/). Quello che non giustifico è scrivere in quel modo in ogni occasione “perché si fa più veloce”: ci vorranno magari 10 secondi in meno a scrivere ma ce ne vogliono 30 in più a leggere, e non capisco perché si debba avere così poco interesse a farsi leggere e farsi capire.
    L’ignoranza vera e propria, però, è un’altra cosa: scrivere “all’ora”, “perplimere”, coniugare il verbo avere senz’acca (e ce n’è un’altra frequentissima che adesso mi sfugge) e tante altre brutture che si vedono spesso non possono essere giustificate dalla fretta con cui si scrive: è “semplicemente” crassa ignoranza. Vero che una cosa è figlia dell’altra, e vero che sono entrambe gravi, però sulla prima cosa ci si può lavorare, sulla seconda probabilmente è inutile.

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