Anteprima o non anteprima?

Scritto da Alberto Cassani martedì 11 dicembre 2007 
Archiviato in Quelli che scrivono...

La mattina del 26 novembre, è stato presentato alla stampa romana il lungometraggio d’animazione dedicato alle Winx. La proiezione è stata seguita da un incontro con il regista e creatore dei personaggi Iginio Straffi. Una mezz’ora del film era già stata presentata un mese prima alla Festa del Cinema di Roma. Nonostante l’importanza della pellicola e le sue potenzialità commerciali, non è stata organizzata alcuna proiezione per la stampa milanese. E non è la prima volta che una cosa del genere accade.

Come scriveva François Truffaut nel 1955, l’importanza della critica per il successo commerciale di un film è tanto inferiore quanto più un film è atteso: “La critica è efficace solo nei confronti dei filmetti ambiziosi ma privi di grossi divi”.
Oggi questa cosa è ancora più vera che cinquant’anni fa, perché grazie a internet gli spettatori potenziali hanno la possibilità di accedere a fonti d’informazione che una volta erano loro precluse, finendo così per “subire” le campagne di marketing internazionali ma anche avendo la possibilità di farsi un’idea del film con largo anticipo sulla sua uscita, grazie a trailer, recensioni e siti dedicati. A questo punto, la recensione sul quotidiano italiano ha poca importanza, ma giustamente il distributore organizza un’anteprima stampa per cercare di avere maggior spazio possibile sui giornali e conquistare così un’altra fetta di pubblico.

Più il film è atteso – “importante” – meno la critica conta, dunque. Ma è vero anche il contrario: più il film è “piccolo” più ha bisogno della spinta “seria” della stampa. Non è semplice, dunque, per un distributore capire se vale economicamente la pena di organizzare un’anteprina stampa.
Se il film è davvero picccolo e quindi non sostenuto da una campagna pubblicitaria forte, serve l’appoggio della critica per far sapere al pubblico innanzi tutto che il film esiste, e poi – si spera – che vale la pena di vederlo. Se però il film è brutto, allora molti pensano sia meglio non farlo vedere ai giornalisti, che con le loro critiche negative potrebbero spaventare quei lettori interessati alla pellicola. Questo vale per i film piccoli come per quelli più grossi, ma se il film non è particolarmente atteso pur avendo comunque alcune fonti di richiamo piuttosto forti (un attore, il regista, l’ambientazione…) è ancora più importante che la stampa lo veda dopo il pubblico, in modo da permettere al film di fare un buon incasso almeno nel primo week-end. La Eagle Pictures, ad esempio, organizza spesso le sue anteprima la sera di giovedì, poco più di 12 ore prima che il film esca nelle sale.
Poi ci sono le distribuzioni davvero indipendenti, che anche volendo non potrebbero permettersi di organizzare anteprime stampa e devono quindi affidarsi a quei pochi critici che vanno a vedere i film in sala venerdì o sabato e che ne scriveranno appena possibile (o al massimo, che hanno voglia di vedere il DVD preparato apposta dal distributore).
Infine, ci sono quei film che vengono proiettati alla stampa romana ma non a quella milanese.

È un fenomeno curioso, e purtroppo sempre più frequente. Le ragioni sono di natura prettamente economica, ma la sensatezza dell’operazione è quantomeno contestabile.
La maggior parte delle case di distribuzione italiane ha sede a Roma, per cui organizzare un’anteprima stampa costa solamente l’affitto della sala e le spese vive (la stampa dei press-book e dei CD con le immagini del film). Al contrario, se un distributore di Roma vuole organizzare un’anteprima a Milano, deve appoggiarsi ad un ufficio stampa esterno che affitti la sala e gestisca gli inviti e le presenze. E questo costa. E non poco. Per lo stesso motivo, quando una grande star straniera viene in Italia per accompagnare l’uscita del suo film, incontra la stampa a Roma mentre a Milano non ci passa neanche per sbaglio.
Lo sbaglio, però, è quello che fanno i distributori nel tenere questo comportamento. Se infatti, come detto, la maggior parte delle case di distribuzione ha sede a Roma, i giornali più importanti d’Italia e le riviste che si occupano di cinema d’attualità (non solo facendo critica) hanno tutti sede a Milano. Il Corriere della Sera, la Repubblica, il Giorno, il Giornale… Ciak, FilmTv, Duellanti… Max, Fox, Maxim… Eppure, i distributori sono disposti a perdere l’occasione di avere il proprio film recensito da queste testate pur di risparmiare dei soldi.
Se oggi la critica avesse il peso e la credibilità che ha in altri paesi, questo non succederebbe. Ma d’altra parte, la critica cinematografica italiana, peso e credibilità forse non ce le ha mai avute, e così i distributori sono più interessati ad avere una copertina di “Primissima” piuttosto che una pagina di critica sul Corriere.

Ogni anno, durante il Festival di Venezia gli uffici stampa premiano un giornalista per il supporto che ha dato al loro lavoro nel corso degli ultimi 12 mesi. Non alla qualità del suo lavoro, attenzione: alla qualità dell’assistenza che ha offerto agli uffici stampa. Insomma, per i responsabili degli uffici stampa i giornalisti che meritano un premio sono quelli che fanno loro dei favori, non quelli che lavorano seriamente. Ma a voler ben guardare, non è mica una cosa che succede solo nel mondo del cinema…

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Commenti

4 risposte a: “Anteprima o non anteprima?”

  1. Andrea Chirichelli ha scritto domenica 16 dicembre 2007 02:23

    Ma LOL, quella del premio non la sapevo. Dove posso consultare l’albo d’oro?

  2. Alberto Cassani ha scritto domenica 16 dicembre 2007 02:29

    Sì, sì: organizzano proprio una “Festa degli uffici stampa” in cui si mangia e si beve gratis, si fanno quattro chiacchiere con le attricette del momento e in cui premiano il/la giornalista più simpatico/a dell’anno.
    Quest’anno non ci sono andato, ma nel 2006 hanno premiato Maria Pia Fusco. Quest’anno avrà vinto Marco Spagnoli…

  3. spaceodissey ha scritto mercoledì 19 dicembre 2007 14:10

    Aggiungerei un’altra considerazione: il pubblico ha, oggi molto più che in passato, diverse possibilità di leggere critiche di un film. Una volta si comprava un quotidiano, si leggeva la critica del film e si decideva se andare o no a vederlo. Oggi si compra lo stesso giornale, poi si guarda cinefile.biz, poi si legge un giornale online, poi si parla (in tempo reale, gratis) con l’amico/a a Londra o Parigi che ha già visto il film e i pareri (dei critici professionisti e dei semplici appassionati) saranno tutti diversi, quindi si decide autonomamente se andare o no a vedere il film.
    Quindi il distributore non ha più bisogno di 10 critiche positive per spingere il pubblico ad andare in sala, perchè sa bene che il pubblico si informa anche in altri modi. E poi c’è sempre il DVD sul quale si può scrivere un po’ a casaccio “il campione d’incassi”, “il capolavoro”, “il più visto dal pubblico”, “il più amato”…

  4. Marco Spagnoli ha scritto domenica 25 maggio 2008 18:16

    Non ho mai vinto il premio di amico degli uffici stampa.

    Il paragone con Maria Pia Fusco mi onora, ma credo che lei lo abbia usato con un tono vagamente dispregiativo insinuando che io, a differenza dell’illustre collega di Repubblica, mi comporti come un traffichino che contrabbanda favori a destra o a sinistra.

    Credo che lei sia molto ingiusto con me e con il lavoro che svolgo in vari frangenti di cui, probabilmente, non sa davvero nulla.

    Mi offende profondamente che lei insinui che ‘io non lavori seriamente, ma faccia solo favori.

    Visto e considerato questa sua analisi purista, mi permetto di citarle Bertolt Brecht: “Ci sedemmo dalla parte del torto, perché tutti gli altri posti erano occupati.”

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