La noia regna sovrana

Scritto da Alberto Cassani martedì 9 settembre 2008 
Archiviato in Festival

Invece di scrivere un reportage personale della 65. edizione del Festival di Venezia, preferisco tradurre qui sotto un articolo scritto dall’esperto giornalista spagnolo Carlos Boyero per El País. Boyero ci va giù pesante, e sono sicuro che molti giornalisti che erano al Lido quest’anno sono d’accordo con lui. Personalmente vado alla Mostra solo dal 2002, e questo è stato il primo anno in cui il mio film favorito ha portato a casa il Leone d’Oro. Non posso quindi lamentarmi più di tanto, anche se non c’è dubbio che il Concorso di quest’anno fosse decisamente più debole rispetto alle edizioni precedenti. Come sempre qualche gioiellino era ben nascosto nelle sezioni collaterali, ma ancora una volta la pattuglia di film italiani nella sezione principale si è rivelata imbarazzante. Ad ogni modo, penso si possa tranquillamente dire che Marco Müller si è confermato un ottimo Direttore dal punto di vista organizzativo ma anche incapace – per una ragione o per l’altra – di mettere insieme un programma che possa davvero rivaleggiare con gli altri Festival cinematografici più importanti. In suo onore, comunque, eccovi la mitica bolla di “The Fountain” illustrata da Stefano Disegni sul numero 7 del Ciak in Mostra del 2006.

Se il viaggiatore che arriva all’aeroporto di Venezia decide di prendere un taxi acquatico per percorrere i 20 minuti di traversata necessari ad arrivare all’isola del Lido, sede della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, si vedrà chiedere la modica cifra di 100 euro. Altri 100 serviranno per noleggiare una bicicletta per gli 11 giorni del Festival. La tariffa base dei taxi di terra è di 5 euro e 10 centesimi. Un piatto di pollo al curry al mitico Harry’s Bar di Venezia costa 60 euro, e 18 una birra nell’altrettanto leggendario Caffè Florian in piazza San Marco.
Ovviamente esistono molte altre possibilità per sopravvivere in una città in cui anche respirare costa soldi. Tanto per dire: prendere il vaporetto pubblico, non noleggiare la bici, andare a piedi o in autobus, mangiare panini e tranci di pizza. Però ci sono cose da cui non si può prescindere quando si assiste alla Mostra, e cioè la necessità di un tetto sotto cui passare la notte, farsi una doccia, lasciare i propri bagagli. Le surrealiste tre stelle degli alberghi del Lido – immagino imposte esclusivamente dai capricci dei proprietari invece che in funzione dei servizi e del benessere realmente offerti – durante il Festival impongono l’esagerato prezzo di 250–280 euro per stanze che in Spagna non ne costerebbero più di 50.
Ad ogni modo, i conti degli alberghi li pagano le aziende di comunicazione che sono rappresentate alla Mostra dai giornalisti. Non solo il viaggio, ma anche il cibo e tutte le altre spese di chi lavora per loro. E penso proprio che non lo facciano per altruismo, per pagare una vacanza cinefila ai loro impiegati, ma piuttosto per giustificare la spesa, per riempire i loro giornali, le loro radio e le loro televisioni con notizie, cronache e interviste interessanti su personaggi e film che meritano l’interesse del pubblico.
Allora, la notizia più importante che tutti questi media hanno dato domenica è stata che  Carlos Saura ha presentato cinque minuti del suo adattamento del “Don Giovanni“. Il notizione del lunedì è stato invece che l’ottima attrice Natalie Portman ha presentato qui il primo cortometraggio che ha diretto. Immaginatevi com’è il resto quando notizie così povere ottengono obbligatoriamente le luci della ribalta.
In quanto ai film del Concorso, che è poi quello di cui mi occupo, l’impressione varia tra il catastrofico e il grottesco. In venti e passa anni che viaggio tra i più importanti Festival di cinema del mondo non ho mai incontrato un disastro paragonabile a quello di questa indimenticabile Mostra, con l’eccezione di un’edizione di San Sebastian risalente all’infausta epoca in cui era diretto da Rudy Barnet. È assurdo che per undici giorni si parli di film mediocri e inutili, che nel 90% dei casi non avranno una distribuzione in Spagna perché neanche il distributore più coraggioso oserebbe comprarli per poi suicidarsi mostrandoli per non più di un paio di giorni, ammesso che qualche incauto spettatore si faccia trarre in inganno dalle critiche entusiaste dei giornalisti ignoranti, snob o che fingono di essere all’avanguardia.
Il responsabile di questa intollerabile programmazione si chiama Marco Müller. Mi dicono che gli hanno appena rinnovato il contratto per continuare a dirigere questa agonizzante Mostra. Prima di scandalizzarsi per una scelta così stupida, non bisogna dimenticare che in Italia Silvio Berlusconi ha vinto le elezioni un’altra volta.
Adesso corro a vedere il secondo cartone animato giapponese che è presentato in Concorso. Non ho più spazio per raccontare cosa ci siamo sorbiti ieri, le pellicole del tedesco Werner Schroeter, del russo Aleksey German Jr e dell’etiope Haile Gerima, e quest’ultima era anche abbastanza tollerabile. Ma a quanti il nome di questi registi dice qualcosa? Quanti non vedono l’ora di assistere alle loro ultime opere? Se non c’è di meglio da fare, ve lo racconto domani.

Carlos Boyero,”El hastío sale carísimo“. Pubblicato su “El País” del 3 settembre 2008.

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Commenti

40 risposte a: “La noia regna sovrana”

  1. Tommaso ha scritto martedì 9 settembre 2008 18:45

    Eccessivo, francamente. Però lo sappiamo che in parte è così.

  2. noir83 ha scritto martedì 9 settembre 2008 23:18

    Come se non bastasse adesso ci ridono nietro anche nei Festival cinematografici. O ma com’è che quando c’è da parlar male dell’Italia Berlusconi zompa sempre fuori in un modo o nell’altro?

    Comunque grande Darren. Poi ha inserito anche una nuova canzone del Boss sui titoli di coda. Chi ha visto il film che mi dice della canzone?

  3. Alberto Cassani ha scritto mercoledì 10 settembre 2008 00:33

    E’ vero che Boyero ha usato il pugno di ferro, ma posso capire il suo stato di frustrazione davanti al mediocre Concorso di quest’anno. Scrivere di qualcosa che sai non interesserà ai tuoi lettori è una delle cose peggiori che ti possono capitare… Negli anni scorsi, per lo meno i film “piccoli” erano diretti da registi con un nome spendibile, quest’anno no. E l’importanza internazionale di un certo nostro cinema è ben sintetizzata dal fatto che scrive di Carlos Saura ma non di Ozpetek e Avati.
    Ad ogni modo, sono sicuro che sono in molti i giornalisti della vecchia guardia che sottoscriverebbero ogni parola dello spagnolo.

    Per quanto riguarda “The Wrestler”, va detto che Springsteen è grande amico di Mickey Rourke da più di vent’anni, ed è per questo che ha deciso di scrivere apposta una canzone per il film senza chiedere una lira in cambio. Non è merito di Aronofsky ma di Rourke, che tra l’altro ha lavorato alla paga minima sindacale.
    Ad ogni modo, se Springsteen non fosse mai esistito io non ne avrei certo sentito la mancanza.

  4. noir83 ha scritto mercoledì 10 settembre 2008 11:51

    Avremmo solo perso il più grande romanzo americano che un cantautore potesse scrivere.

  5. Alberto Cassani ha scritto mercoledì 10 settembre 2008 12:05

    Sarà… Un mignolo di Paul Simon vale il doppio di Springsteen.

  6. Luca ha scritto mercoledì 10 settembre 2008 12:51

    Paul chi??????? Semmai è il contrario

  7. Alberto Cassani ha scritto mercoledì 10 settembre 2008 13:00

    Opinione personale. Le canzoni di Springsteen non mi dicono niente niente niente, quelle di Paul Simon moltissimo. Di Springsteen faccio volentieri a meno.

    Ma non capisco bene cosa questo discorso c’entri con il Festival di Venezia…

  8. noir83 ha scritto mercoledì 10 settembre 2008 13:45

    Chiudendo la parentesi Springsteen vs Simon, voi che ci siete stati, apparte i giornalisti e gli addetti ai lavori, quando impatto sul pubblico e sulla gente comune ha avuto questo festival? Perchè se il Muller-Festival delude sia sul piano organizzativo che su quello artistico, l’unico motivo che mi viene in mente per riconfermarlo è che fa venire a Venezia una quantità industriale di turisti.
    E’ così o sbaglio?

  9. Alberto Cassani ha scritto mercoledì 10 settembre 2008 13:56

    Il Festival di Venezia ha sempre poco impatto sul pubblico. Lo fanno su isoletta di due chilometri per tre, quanto pubblico vuoi che attiri? Però va detto che ho visto ragazzini e ragazzine seduti davanti alla passerella alle 8 del mattino con la prima proiezione alle 4 del pomeriggio…
    In ogni caso, il pubblico si interessa a Venezia quando ci sono i personaggi, non i film. Alla passerella de “Il papà di Giovanna” il più applaudito è stato Claudio Amendola…
    Questo è un aspetto cui gli organizzatori devono lavorare molto di più, altrimenti diventerà un Festival ancora più autoreferenziale. Da quello puramente organizzativo, invece, Müller è sempre stato molto bravo: i disastri del biennio De Hadeln li ha corretti fin dal suo primo anno. E’ dal punto di vista della selezione che deve migliorare, e non poco.

  10. kim ha scritto mercoledì 10 settembre 2008 14:33

    ..poi dal punto di vista organizzativo hanno reintrodotto anche la biglietteria on line..molto comoda!
    Comnque concordo in pieno con Alberto..ho letto che Muller è stato in qualche modo “costretto”a fare un festival low profile per mancanza di budjet….sarà….comunque -in ogni caso-io preferisco Venezia a Roma perchè più raccolto e con un fascino unico…anche se il prox anno dovessero presentare come fil di punta “apoteosi di una formica”…:-P

  11. Fabrizio ha scritto mercoledì 10 settembre 2008 14:39

    Mi permetto un’ultima parentesi su Springsteen, che io non è che ascolti o abbia ascoltato mai più di tanto.

    Rivolgendomi a mad, a me “Streets of Philadelphia” trasmette un sacco. Testo, musica e interpretazione. Una delle canzoni più suggestive, su quel tema, che abbia mai ascoltato.

  12. Alberto Cassani ha scritto mercoledì 10 settembre 2008 14:40

    Quest’anno il Festival aveva solamente tre sponsor contro i sette (mi pare) degli anni passati. Quanto questo abbia realmente influito sulla scelta dei film non lo sappiamo, ma è chiaro che con un budget ridotto non ci si possono permettere molte star hollywoodiane. Poi, però, Venezia ha aperto con i Coen e Roma aprirà con Maria Sole Tognazzi…

  13. Fabrizio ha scritto mercoledì 10 settembre 2008 16:17

    Sì, ma un produttore che vuole presentare il suo film ad un festival importante prende soldi? Non capisco bene la logica del meccanismo…

  14. Alberto Cassani ha scritto mercoledì 10 settembre 2008 16:37

    Sì. Una cosa è un film che si iscrive per partecipare ad un festival e quindi paga la tassa di preiscrizione (che a Venezia se ricordo bene sono 50-60 euro), come succede ad esempio nei concorsi letterari. Ma un film che viene invitato ad un festival accetta l’invito solo a determinate condizioni, economiche e di posizionamento nel programma, senza contare che poi il festival deve pagare trasferta e soggiorno agli ospiti.
    Per fare un esempio, “Black Dahlia” due anni fa era voluto sia da Venezia che da Roma, ma il produttore esigeva che fosse il film di apertura, così è andato a Venezia.

  15. Fabrizio ha scritto mercoledì 10 settembre 2008 17:52

    Ah, ok, così mi quadra già di più. E quanto si può sborsare per un film americano, in media?

  16. Alberto Cassani ha scritto mercoledì 10 settembre 2008 17:53

    Non ne ho la più pallida idea!

  17. ivan ha scritto mercoledì 10 settembre 2008 20:01

    ragazzi ragazzi dire che springsteen vale un mignolo di simon non è un parere personale ma una enorme cazzata detta da chi di musica poco ne capisce. uhm… vediamo io non sono un astrofisico e per me domani non sorge il sole(oh, parere personale o cazzata giudicate voi)

  18. Alberto Cassani ha scritto mercoledì 10 settembre 2008 20:14

    Ivan, indicami dei criteri oggettivi, scientifici, secondo cui le canzoni di Springsteen sono migliori di quelle di Paul Simon.

    Se poi il capire o meno di musica dipendesse dall’apprezzamento nei confronti di questo o quel musicista, allora Charlie Parker era un idiota.

  19. ivan ha scritto giovedì 11 settembre 2008 10:13

    E’ la storia che lo dice: elvis ha inventato il rock’n’roll facendo divertire, dylan ha scritto testi che ci hanno fatto riflettere, springsteen ha portato tutto all’ennesima potenza 8aiutato da una band che ha furor di popolo è e sempre stata definita la più grande rock band di tutti i tempi). Diciamo che questi tre personaggi possono essere definiti come i “tre colori” principali del rock. Il resto viene dopo e di conseguenza.

  20. ivan ha scritto giovedì 11 settembre 2008 10:14

    oops ho messo un’acca che non c’entra un’acca!!!

  21. Alberto Cassani ha scritto giovedì 11 settembre 2008 11:02

    “A furor di popolo” non è un criterio oggettivo: è l’opinione di una massa, che per quanto vasta possa essere è sempre un’opinione soggettiva. E la storia della musica non dice proprio niente, innanzi tutto perché se indichi Elvis Presley come inventore del Rock’n’Roll Little Richard potrebbe anche offendersi, e in ogni caso perché non mi sembra che Springsteen abbia rivoluzionato la musica inventanto un nuovo genere o modo di intendere concettualmente le canzoni. Francamente, non vedo come Springsteen possa essere paragonato a Elvis e Dylan.

    Poi, questo rimane un blog di cinema…

  22. spaceodissey ha scritto giovedì 11 settembre 2008 13:17

    Tornando al cinema e a Venezia: gli sponsor (ovvero la loro mancanza) secondo me un pochino hanno influenzato la scelta dei film. Il 26 settembre escono in italia “Un segreto tra di noi” e “Sfida senza regole”, entrambi film con superstar nel cast distribuiti da Medusa e 01 che avevano parecchi film al festival.

    E’ possibile che il festival si stia rinnovando o che alcuni sponsor abbiano trovato poco remunerativa in termini di immagine la loro presenza a Venezia. Stiamo a vedere cosa accadrà il prossimo anno.

    Altra stranezza è che la Tucano non sia nominata da nessuna parte tra gli sponsor eppure fornisce le borse agli industry.

    Bisognerebbe anche considerare se e in che modo la presenza di un film ad un festival aiuta al lancio dello stesso e che influenza ha sugli incassi.

  23. Alberto Cassani ha scritto giovedì 11 settembre 2008 13:27

    Uhm… direi che la presenza al Festival aiuta abbastanza gli incassi se il film esce pochi giorni dopo, e li aiuta tanto se si tratta di un film italiano. E’ un’ottima vetrina, ma solo ed esclusivamente in Italia: gli incassi in Germania certo non risentono della presentazione veneziana…

    “Sfida senza regole” non si poteva portare a Venezia perché Al Pacino riceve un premio alla carriera a Roma, e sarebbe stata pubblicità indiretta ad un festival concorrente. “Un segreto tra noi”, invece, era stato presentato a Berlino. Ma a parte questo, è fuori di dubbio che i soldi quest’anno fossero meno degli anni passati, ma quanto questo abbia influenzato le scelte dei film in concorso è difficile dirlo. In ogni caso, un paio di filmoni hollywoodiani con star presentati fuori concorso avrebbero fatto solo bene.

  24. ivan ha scritto giovedì 11 settembre 2008 17:45

    La storia non dice niente!?!?…
    Mai detto che springsteen abbia inventato qualcosa, se non il modo in cui sta sul palco che l’ha reso il più grande front man di tutti i tempi (se mai avete visto un suo concerto).Della voce non parlo perchè sarebbe come sparare sulla croce rossa ai poveri dylan.
    …cacchio è vero non possono essere paragonati: springsteen sa anche cantare a differenza degli altri due!
    Scusate l’intromissione e buona continuazione

  25. Alberto Cassani ha scritto giovedì 11 settembre 2008 17:52

    Ivan, nel giro di poche righe sei riuscito a scrivere che Springsteen sta sul palco meglio di come faceva Elvis, e che Elvis non sapeva cantare. Poi sono gli altri, che non capiscono di musica?

  26. noir83 ha scritto giovedì 11 settembre 2008 18:57

    Scusa Cassani se ho dato via al dibattito pro-Springsteen.
    Se diciamo che sono tutti grandi e che ognuno ascolta la musica che vuole? Così siamo tutti contenti e torniamo a parlare di cinema? Tanto ognuno rimane con le sue idee.

  27. Alberto Cassani ha scritto giovedì 11 settembre 2008 19:08

    Che è poi quello che ho detto io… Non esistendo dei parametri oggettivi, l’apprezzamento di un certo tipo di musica è estremamente soggettivo. C’è addirittura gente cui piace Tiziano Ferro, pensa te…

  28. ivan ha scritto giovedì 11 settembre 2008 19:11

    Alberto ma hai mai visto il boss in concerto?No perchè mi viene da pensare che mi rispondi solo per darmi contro! Elvis (grandissimo per l’amor di Dio) caracollava sul palco con toni di caduta vocali imbarazzanti. Il boss a 58 anni si spara tre ore e mezza di concerto(vedi Milwaukee 2008, ed ero presente)senza pause. Mi spiace per voi perchè non sapete cosa vi perdete…

  29. Alberto Cassani ha scritto giovedì 11 settembre 2008 19:22

    Ivan, non scherziamo. Fino a quando non ha avuto seri problemi con la droga e tutto il resto, Elvis è stato un grandissimo cantante. Ed è stato l’uomo che ha rivoluzionato il modo di fare concerti dal vivo, non puoi dire che “caracollava sul palco”. Se i concerti dal vivo sono degli show invece che delle semplici esibizioni è merito di Elvis (e di Jerry Lee Lewis). Nessuno di noi due ha mai visto Elvis cantare dal vivo, per cui evitiamo di fare questo tipo di paragoni, perché davvero non sappiamo cosa ci siamo persi…

  30. ivan ha scritto giovedì 11 settembre 2008 20:22

    Il merito è di chi è in grado di fare show non di uno o dell’altro, secondo me. E’ vero nesuno di noi ha visto Elvis dal vivo, se non in tv, ma qualcuno di voi ha mai visto bruce? Perchè se si critica lo springsteen live c’è qualcosa che non funziona. Tutti i più grandi critici musicali lo hanno eletto come il più grande performer mai visto su un palco. Come diceva quel giornalista del boston herald? al mondo ci sono due tipi di persone: quelli che amano bruce e quelli che non l’hanno mai visto dal vivo!

  31. noir83 ha scritto giovedì 11 settembre 2008 20:41

    Personalmente penso che un Festival, e ancora di più un Festival popolare come quello di Venezia, debba, per amor dell’arte, concentrarsi unicamente sulla qualità delle opere più che sui nomi illustri. E’ vero che detta così sembra facile, ma non è possibile che media, critici (per fortuna non tutti) e pubblico osannino opere mediocri unicamente per il nome di attori e registi. Il film di Ozpetek e quello di Corsicato (Avati non l’ho visto) è già abbastanza scanadaloso che partecipino a un Festival come questo, ora per di più cominciano a fare incassi in sala.
    Qual’è il punto? E’ il festival che condiziona il pubblico e quindi il box office o è il pubblico che condiziona la scelta dei film in concorso?
    E’ un sogno un festival che se ne fotte e punta alla sostanza e basta?

  32. Alberto Cassani ha scritto venerdì 12 settembre 2008 13:23

    Eh, ma mandare avanti un Festival imponente come quello di Venezia costa un sacco di soldi, e per rimanere in linea di galleggiamento servono gli sponsor, e gli sponsor non pagano se non hanno la giusta visibilità, e di visibilità sui mezzi di comunicazione non ne ottieni senza le grandi star…

    Il Festival di Venezia si chiama ufficialmente “Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica”, ma se vuole andare avanti non può prescindere dall’aspetto mediatico legato al cinema. Però ad esempio l’idea di fare un Festival di valore, fuori dai giochi di potere dei produttori e degli sponsor, l’aveva avuta Redford quando a creato il Sundance. E la cosa ha funzionato discretamente fino a quando un film premiato al Sundance ha avuto veramente successo nelle sale, “Sesso, Bugie & Videotape”, la che il Sundance è stato invaso dai produttori ed è diventato quello che sappiamo.
    Comunque non è tanto il Festival in quanto tale, che condiziona il pubblico, quanto la copertura mediatica che se ne da: Toronto ha un programma impressionante, ma qui nessuno lo sa perché nessuno ne scrive.
    Invece il pubblico non dovrebbe condizionare la scelta dei film in concorso: il concorso di una “mostra d’arte” non dovrebbe pensare al pubblico o alla “politica” (in senso lato) ma solo al valore artistico delle opere. Per il pubblico ci sono gli eventi speciali.

    Sull’ipocrisia della stampa italiana a Venezia stenderei un velo pietoso. Anche perché nei casi degli improponibile Ozpetek e Corsicato di quest’anno temo che la cosa grave sia che a qualche critico sono piaciuti veramente…

  33. kim ha scritto domenica 14 settembre 2008 15:53

    ..concordo con Cassani su tutta la linea..purtroppo quello che conta sono gli incassi e il rilievo internazionale che un Evento comporta..
    Certo non è giusto e immagino che tutti noi cinefili che scriviamo su questo blog magari andiamo ai Festival proprio per scovare quel film russo con sottotitoli in polacco che non vedremo mai al cinema..tuttavia senza grandi nomi ,glaomuor e incassi un Festival come quello di Venezia non puo’ sopravvivere..anche perchè ha una tradizione in quel senso e se cambiasse snaturerebbe se stesso…

    Eppoi quest’anno so che tutti voi giovani critici siete ancora sconvolti per IL grande assente che non ha occupato la stanza 135 dell’Excelsior..:-)
    un soldino a chi indovina chi è…

  34. Alberto Cassani ha scritto domenica 14 settembre 2008 16:24

    Sì, ma non c’è bisogno di andare a prendere i russi sconosciuti… “This is England” di Shane Meadows è un capolavoro ma nessuno s’è mai sognato di distribuirlo in Italia: ci sono autori importanti e bravissimi, con già un buon curriculum, che si possono andare a prendere in un Festival come Venezia.

    Quest’anno mancava Spike Lee, che ha preferito portare il film a Toronto, anche se immagino molti avrebbero voluto Quentin Tarantino.

  35. noir83 ha scritto lunedì 15 settembre 2008 00:07

    Cassani una curiosità che non c’entra con il post. Il film della settimana su cineile come viene scelto? Perchè a volte vedo che mettete anche film che avete recensito negativamente. Solo una curiosità da lettore del sito.

  36. Alberto Cassani ha scritto lunedì 15 settembre 2008 00:22

    Il criterio primario sarebbe che il film passi in televisione nel corso della settimana successiva. A questo punto è indifferente che la recensione sia positiva o no (a meno che non ci sia da scegliere tra due o più film, nel qual caso scelgo il migliore). Se non ci sono film in programmazione, pesco una delle recensioni che abbiamo pronte per quello e ancora non abbiamo pubblicato, e anche quelle non è detto che siano recensioni positive. In ogni caso, un film può diventare film della settimana una sola volta.

  37. kim ha scritto lunedì 15 settembre 2008 10:34

    …nella stanza 135 non mancava Spike Lee:-)…….non hai indovinato..vi do un indizio..era nelle giuria di Miss Italia quest’anno!

  38. spaceodissey ha scritto lunedì 15 settembre 2008 13:59

    Se non ricordo male nella stanza 135 c’era Lucherini, che appunto, era in giuria a Miss Italia.

    Io però non ho sentito la sua mancanza. A dire il vero, però, gli anni scorsi non sentivo particolarmente la sua presenza

  39. kim ha scritto martedì 16 settembre 2008 10:42

    ..si’ bravo è lui!però è stato “rimpiazzato”da vari ottuagenari..della serie..largo ai giovani!!

  40. Alberto Cassani ha scritto sabato 20 settembre 2008 16:59

    In realtà Lucherini è arrivato a Venezia negli ultimi giorni per ricevere il premio “Diamante d’oro” per non so quale motivo.

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