Perché i giovani faticano a trovare spazio

Scritto da Alberto Cassani lunedì 6 luglio 2009 
Archiviato in Quelli che scrivono...

Provate a chiedere ad un ragazzo appena uscito dall’università se è facile trovare un posto (retribuito) come critico cinematografico, o in una qualunque altra redazione giornalistica. Provate a chiedere ad uno scrittore esordiente se è facile trovare un editore che pubblichi (pagandoti) i tuoi scritti. Provate a chiedere ad un giovane regista se è facile trovare un produttore pronto a finanziare il suo lungometraggio di esordio.

In tutti e tre i casi, avrete la stessa risposta.

Le ragioni dietro questa enorme difficoltà che i giovani trovano nel potersi esprimere a livello professionale sono molte. Qualche anno fa, Mark Twain (che vediamo qui in un ritratto di Carroll Beckwith) ha provato (involontariamente) a spiegarne una. L’ha fatto con la sua tipica perspicacia e il suo ineguagliabile humour in un racconto inserito nell’antologia “Il diario di Eva”. La premessa del racconto ne spiega il senso, e per brevità io riporto solo l’aneddoto riguardante i giovani autori.

A proposito di storielle con la morale

Per tutta la vita, fin da piccolo, ho avuto l’abitudine di leggere una certa raccolta di aneddoti scritti nello stile un po’ ammuffito dell’ingegnoso affabulatore del “Mondo”, sia per gli insegnamenti che ne ricavavo, sia per il piacere che essi mi procuravano. Li tenevo sempre a portata di mano, e, ogni volta che pensavo male dei miei simili, mi rivolgevo a quelli, e loro dissipavano quel sentimento; quando mi sentivo egoista, spregevole e ignobile, mi rivolgevo a quelli, e loro mi suggerivano come fare a riconquistare il rispetto di me stesso; e tante volte ho desiderato che i simpatici aneddoti non finissero proprio sul più bello, e che continuassero la piacevole storia dei vari benefattori e beneficati. Questo desiderio mi si risvegliava in cuore con tanta insistenza, che alla fine decisi di soddisfarlo, andando io stesso alla ricerca del seguito degli aneddoti. E così mi misi all’opera e, dopo ardue fatiche e noiose ricerche, portai a compimento il mio progetto.
Ora vi faccio vedere il risultato, presentandovi in ordine ogni aneddoto con il suo seguito, come risulta dalle mie indagini.

L’autore benevolo.

Uno scrittore alle prime armi, giovane e povero, aveva tentato inutilmente di far pubblicare i suoi manoscritti. Alla fine, vedendosi di fronte agli orrori della fame, fece presente il suo caso a uno scrittore famoso, implorandone i consigli e l’aiuto. Quell’uomo generoso mise subito da parte le proprie faccende e cominciò a esaminare uno dei manoscritti disprezzati. Quand’ebbe finito la sua benefica incombenza, strinse cordialmente la mano al povero giovane, dicendo: – Vedo che qui c’è del merito; tornate da me lunedì.
All’ora stabilita, il celebre autore, con un dolce sorriso, ma senza dire niente, aprì una rivista ancora fresca di stampa. Quale non fu lo stupore del povero giovane nel riconoscere il suo articolo in quella pagina stampata!
– Come potrò mai, – disse, cadendo in ginocchio e scoppiando in lacrime, – dimostrare la mia gratitudine per una così nobile condotta!
Il celebre scrittore era il famoso Snodgrass; il povero giovane esordiente, così salvato dall’oscurità e dalla fame, era il dipoi non meno famoso Snagsby. Che un simile piacevole episodio ci ammonisca a prestare un orecchio caritatevole a tutti i principianti bisognosi di aiuto.

Seguito: La settimana dopo, Snagsby era di ritorno con cinque manoscritti respinti. Il celebre autore fu un pochettino sorpreso, perché con i libri il giovane in angustie aveva avuto bisogno di una sola spintarella, a quanto sembrava. Comunque, si diede a scavare fra quelle carte, sradicando inutili fiori e ripulendo diversi acri di sterpeti di aggettivi, e quindi riuscì a fare accettare due degli articoli.
Passò una settimana o giù di lì, e il grato Snagsby arrivò con un altro carico. Il celebre scrittore aveva provato dentro di sé una gran vampata di soddisfazione, la prima volta che era felicemente riuscito a dare una prova di amicizia al povero giovane nei guai; e con grande compiacimento si era paragonato ai personaggi generosi dei libri; ma ora cominciava a nutrire il sospetto di avere scoperto qualcosa di nuovo, nel campo dei nobili episodi. Il suo entusiasmo iniziò a raffreddarsi. Tuttavia, non se la sentiva di respingere il giovane scrittore inguaiato che si aggrappava a lui con tanta fiducia e tanta bella semplicità.
Bene, la conclusione di tutto questo fu che il celebre autore si ritrovò a dover sopportare di continuo il povero giovane principiante. Tutti i suoi sforzi discreti per scaricare quel fardello andarono a vuoto. Dovette dare consigli quotidiani e quotidiani incoraggiamenti; dovette continuare a fare accettare gli scritti dalle riviste, e poi a rattoppare i manoscritti per renderli presentabili.
Quando finalmente il giovane aspirante cominciò a farsi strada, raggiunse la celebrità con un salto improvviso, descrivendo la vita privata del celebre autore con un umorismo così caustico, e con tanta precisione di particolari scottanti, che il libro ebbe una tiratura enorme, e al celebre autore si spezzò il cuore dalla mortificazione. Col suo ultimo respiro, egli disse: – Ahimè, i libri mi hanno ingannato; i libri non raccontano la storia tutta intera. Guardatevi dai giovani autori inguaiati, amici miei. Quelli che Iddio giudica meritevoli di morire di fame l’uomo non li deve presuntuosamente aiutare, per evitare che gliene venga morte e perdizione.

Mark Twain, A proposito di storielle con la morale – in “Il diario di Eva” (1906).

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Commenti

6 risposte a: “Perché i giovani faticano a trovare spazio”

  1. Martina ha scritto lunedì 6 luglio 2009 23:53

    Ecco, adesso si che capisco molte cose… avete tutti paura di noi giovani talenti bramosi di infinita fama!
    Scherzi a parte, interessantissimo aneddoto.
    Certo… per una ragazza in cerca del suo futuro spazio lavorativo è un po’ disarmante, ma alquanto veritiero.

  2. Alberto Cassani ha scritto martedì 7 luglio 2009 00:06

    Eh… La tua speranza è che ci siano dei direttori/editori che conoscono la prima parte della storia ma non leggono queste pagine e quindi ne ignorano il vero finale…

  3. Martina ha scritto martedì 7 luglio 2009 10:59

    Eh si, spero nelle “mezze letture” dei direttori/editori.
    Come si dice… mai dire mai!

  4. Sugli editori a pagamento | Diario di un giovane critico ha scritto martedì 22 febbraio 2011 11:12

    […] aveva ben spiegato Mark Twain, ci sono molti motivi per cui i giovani faticano a trovare spazio nel mondo dell’editoria, […]

  5. Mario' ha scritto mercoledì 30 novembre 2011 11:28

    Be’ da come e’ detto in questo aneddoto si direbbe che come ti esponi, ti esponi male
    ma nella vita ce’ bisogno solo di lotta percio bisogna non arrenderci mai.

  6. Alberto Cassani ha scritto mercoledì 30 novembre 2011 14:22

    Be’ sì: Twain ha voluto mettere pessimisticamente l’accento su alcuni dei mille modi in cui le cose potrebbero andare male nonostante le buone intenzioni iniziali. Senz’altro però bisogna insistere e avere pazienza. Ma bisogna anche essere preparati al peggio.

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