Quel secchione di Roger Ebert

Scritto da Alberto Cassani lunedì 30 novembre 2009 
Archiviato in Quelli che scrivono...

Come aveva accennato nel suo articolo che ho riportato qui a metà settembre, Roger Ebert era stato molto criticato dai alcuni suoi lettori per la recensione estremamente negativa che aveva scritto di Transformers 2. Una volta letti tutti e 750 i commenti postati in risposta alla sua recensione, Ebert ha scritto un articolo in cui spiega non solo perché secondo lui quelli cui è piaciuto il film di Bay hanno torto, ma anche perché la cosa lo deprime. È un articolo scritto in realtà prima di quello già postato sul Diario, ma che traduco solo adesso perché ho preferito sviluppare prima un argomento preciso su più post e solo adesso passare ad altro. L’articolo originale è datato 5 luglio 2009 e potete trovarlo qui.

Sono un secchione, e me ne vanto

Roger Ebert è un idiota! Transformers 2 è il miglior film d’azione di tutti i tempi. Non dategli retta, l’unica cosa che gli interessa sono i suoi noiosi film romantici. È quello il genere di film che gli piace. Michaell Bay ha fatto una gran cosa. Roger… sei solo un vecchio puzzone!
John C

Avendo finalmente letto tutti e 750 i commenti al post in cui mi lamentavo di Transformers 2, penso non mi dovrei sorprendere di notare come la maggior parte dei commentatori sia d’accordo con me nel dire che il film è orribile. Dopo tutto, hanno deciso di commentare sul mio blog. Ci sono state, comunque, alcune persone in disaccordo con me, ma in maniera ragionevole. Per la maggior parte si tratta di persone che hanno ammesso di amare i personaggi dei Transformers fin da quando erano bambini, o di averne amato i cartoni animati, o semplicemente di amare i film pieni di esplosioni. In questo caso, Michael Bay è il loro uomo. Se vi è piaciuto il film, non c’è modo per me di dirvi che avete torto. Perché in realtà non fate alcun torto verso voi stessi.
Un altro tipo di attacco comune, invece, è davvero fastidioso. Arriva da persone che dicono che i miei gusti sono lontani da quelli del pubblico, che i detrattori del film (etichettati genericamente come “i critici”) apprezzano solo oscuri film che nessun altro apprezza: film artistici, documentari, film stranieri, indipendenti, film realizzati cinquant’anni fa, persino – Dio ci perdoni – “classici”. Un lettore ha scritto che Transformers 2 è meglio del vecchio e noioso Casablanca.
Mi hanno fatto sapere che io non posso “afferrare” Michael Bay. Sono troppo vecchio, “della generazione sbagliata”, uno snob, un liberal – anche se non, sono stato contento di sapere, uno “snob liberal”. A me sembra che Transformers 2 si presti alle critiche più conservatrici, perché non è per nulla un film schierato, eppure un lettore ha scritto che ho odiato il film perché è un attacco nei confronti del Presidente Obama. Ho avuto paura di dire che non l’avevo notato, perché a quel punto qualcuno avrebbe senz’altro detto che in realtà io il film non l’ho visto, ma è possibile aver effettivamente perso alcuni risvolti della trama, anche se pare strano con un film che di trama ne ha così poca. Ma in ogni caso, battute sui politici e sui personaggi famosi sono una cosa normale, sono una cosa molto usata nei cartoni animati e nei film per il grane pubblico. L’allusione ad Obama non era molto importante, anche se un lettore mi ha fatto sapere che nel doppiaggio in tedesco Obama viene effettivamente nominato. E non è detto che sia successo senza l’approvazione di Michael Bay.

Be’, sto divagando. Il lavoro del critico non è quello di riflettere i gusti del botteghino, ma di descrivere la reazione che ha avuto guardando un film, di raccontarla in modo che altri possano farne tesoro. Il lavoro del lettore, invece, non è di controllare se la propria opinione è apprezzata o assecondata, ma di confrontare la propria opinione con quella di qualcun altro. E voi lo sapete, ne abbiamo parlato molte volte. Quello che mi dà fastidio è quando mi dicono che di cinema ne so troppo, che ho “studiato” troppo i film, che vado “troppo in profondità”, che presto sempre attenzione ad aspetti che alle persone normali non interessano, che parlo sempre di cose come il montaggio o la fotografia, e che faccio sempre paragoni tra un film e l’altro.
Ho “dimenticato cosa vuol dire essere un bambino”, mi ha scritto un lettore. Uno dei nostri lettori più rispettati, che si firma “A Kid.”, ha 12 anni. Lei non se l’è dimenticato. Né l’hanno dimenticato molti altri miei lettori di scuola media. I loro commenti mi riempiono di speranza per il futuro: per loro, essere bambini non vuol dire non avere spirito critico o accettare passivamente tutto. Loro cercano la magia, e non l’hanno trovata nel ritmo brutale di Transformers 2.

Un lettore che si firma Jared Diamond, studente all’ultimo anno all’Università di Syracuse e caporedattore sportivo del The Daily Orange ha espresso in maniera eloquente il mio senso di disagio in un suo articolo: «Perché in questa società le persone intelligenti vengono svilite? Perché l’importanza dell’educazione è così sottovalutata e coloro che la stimolano sono considerati arroganti e presuntuosi?» Già, perché? Se i tifosi sportivi fossero come alcuni appassionati di cinema, odierebbero i giornalisti sportivi, i cronisti e i conduttori di talk-show sportivi per il fatto di far sempre notare le belle azioni, di citare continuamente le statistiche e parlare di giocatori e partite del passato. Se volete solamente bere una birra al tramonto e guardare la partita, perché ci dev’essere un qualche snob di annunciatore che vi annoia con le sue conoscenze? Eppure, i tifosi sono orgogliosi delle cose che sanno del gioco del baseball, e rispettano i commentatori che conoscono la propria materia.
È vero che molti statunitensi provano un istintivo sospetto e un’istintiva avversione per le persone “educate”. Chiedono “cosa fa di te un esperto?”, ma quello che vogliono veramente sapere è “cosa ti dà il diritto di non essere d’accordo con me?” Il termine “laureato”, in alcuni ambienti ha assunto connotazione negativa. L’ostilità si concentra soprattutto nei confronti della “Eastern Elite”,  per il disappunto di noi Elitari del Midwest. Descrivere qualcuno come “uno studente di Harvard” vuol dire etichettarlo come non meritevole di considerazione. Capita spesso di sentire la parola “cosiddetto” associato a termini come scienziato, educatore, filosofo. Non credo si voglia intendere che la persona di cui si sta parlando non è veramente ciò che dice di essere, ma piuttosto che si voglia suggerire il fatto che nessuno che ritiene di essere questo tipo di persona merita fiducia, perché è senza dubbio anche un sacco di altre cose poco apprezzate.
E visto che sono così smanioso, nelle parole dell’inno della mia alma mater Illinois Loyalty, di «aiutarvi a resistere contro il meglio del meglio», devo ammettere di provare un’invidia del diavolo per tutti quelli che sono riusciti a entrare ad Harvard, specialmente se ci sono riusciti grazie alla loro intelligenza piuttosto che grazie alle amicizie dei loro genitori. Alcuni pensano che sia la migliore Università degli Stati Uniti, perché mai dovrebbe essere un marchio di infamia?
Io non sono mai andato a scuola di cinema. Non ho intenzione di annoiarvi con un altro racconto della mia saga dalle–stalle–alle–stelle, della mia faticosa educazione cinematografica e blah blah blah. Diciamo però che quando ho cominciato avevo un sacco da imparare, e sto ancora cercando di imparare più cose che posso. Ci sono persone che conosco che ne sanno molto più di me, in materia di cinema, e mi viene quasi da piangere dalla gratitudine quando si degnano di parlarmi. Due parole: David Bordwell. Il fatto che parli a chiunque in linguaggio chiaro ed eloquente dice tutto. Non è solo che “pensa di saperne più di ciunque altro”. È che ne sa, più di chiunque altro. È come se lui sapesse un sacco di cose interessanti, e fosse contento di condividerle con voi.

Ora, a proposito di quelli che pensano davvero che Transformers 2 sia un buon film, o addirittura un ottimo film. Io penso sinceramente che si sbaglino. Non li considero stupidi, o per lo meno non (la maggior parte di) quelli che mi scrivono: ad alcuni utenti di certi forum molto frequentati manca chiaramente qualche rotella. D’altra parte, però, possiamo trovare delle discussioni molto accese nei forum del sito interamente dedicato ai Transformers seibertron.com, dove un exit poll della Paramount secondo cui «il 90% degli intervistati dichiara che il secondo film è bello quanto il primo o ancora più bello» ha suscitato grande ilarità. È significativo il fatto che si tratti di un forum moderato.
Quindi, concentriamoci si quelli che davvero pensano che Transformers 2 sia uno dei migliori film dell’anno. Queste persone si sbagliano? Sì, si sbagliano. Mi piace raccontare una storia su Gene Siskel. Quando un cosiddetto critico ha cercato di difendere una sua discutibile recensione dicendo «dopo tutto, sono opinioni», Gene gli ha risposto che «c’è un punto in cui le opinioni personali si trasformano in errori puri e semplici. Se mi dici che Carteggio Valachi è meglio del Padrino, ti sbagli». Ed è vero. Dobbiamo rispettare le opinioni più diverse, ma sono fino ad un certo punto, perché oltre quel punto la persona intelligente deve dire basta. «Signore, non solo non sono d’accordo con quanto sta dicendo, ma non mi metterei neanche a lottare perché lei abbia il diritto di dirlo. Non io». Dobbiamo scegliere le battaglie che vogliamo combattere.
Credo ci siano due cose che tutte le persone serie debbano rimanere per tutta la loro vita: curiose e desiderose di imparare. Se qualcuno che rispetto mi dice che devo prestare maggiore attenzione ai film di Abbas Kiarostami, lo prendo seriamente. Se qualcuno mi dice che i film di arti marziali degli anni ’70, che ho sempre usato per il segmento delle mie trasmissioni sul peggior film della settimana, meritano più considerazione, lo ascolto. Tenterei di fare ciò che Pauline Kael diceva di fare sempre: portare tutto ciò che sei, e tutti i film che hai visto, nella sala cinematografica. Guarda i film, e decidi se qualcosa è cambiato. Più sei vecchio, più film hai visto, più cose porti dentro la sala. Dieci minuti dopo aver iniziato a fare il critico cinematografico Doris Day era il bersaglio preferito per le mie battutacce, ma oggi ne so abbastanza per poter dire che quella donna aveva un talento straordinario.
Quelli che pensano che Transformers 2 sia un gran film, o anche solo un buon film, non sono – provo a metterla giù con tatto – sufficientemente evoluti. Film dopo film, spero possano salire la loro scala personale ed entrare nel regno dei bei film, così da migliorare il loro standard. Queste persone sono una moltitudine, e meritano film in grado di stimolare parti del loro cervello che i film cui sono abituati non riescono a raggiungere. Non devono passare tutta la loro vita con i piedi a mollo, hanno diritto a farsi tutto il bagno.
Ma io ho mai avuto uno di quei giorni in cui – che diamine! – l’unica cosa che voglio è mangiarmi dei pop-corn e guardare qualcosa saltare in aria? Sì, ma non ne ho più avuti da molto tempo. Ci sono troppi film da vedere, e ne ho visti di talmente ricchi e profondi – e sì, anche di divertenti ed esaltanti – che non voglio allungare la minestra. Sono andato a vedere Transformers 2 con la mente aperta (al primo avevo dato la sufficienza). L’ho odiato ma sta battendo un record di incassi dopo l’altro, e la cosa mi preoccupa? No. ma spero comunque che tutti quelli che sono andati a vederlo si siano divertiti, perché sono il loro tempo e i loro soldi.
I primi dati del box-office sono un tributo alle strategie di marketing, non ad un film che ancora nessuno ha visto. Se due Studio spendono una tonnellata di dollari per fare un film, spaventare gli altri Studio e uscire contemporaneamente in 4.234 cinema nel week-end del Quattro Luglio, è ovvio che faranno incassi favolosi. La vera sfida è: ma il film quanto durerà?
La Hollywood che conta sembra completamente dominata dalla convinzione che i soldi possano comprare tutto e giustificare tutto. Quando un lettore mi ha detto che Michael Bay ha pagato 8 milioni di dollari gli sceneggiatori, ho avuto qualche dubbio. Ma la cifra è corretta. Ed è rappresentativa di Hollywood, e allora non posso che essere d’accordo con Yeats quando ha detto che i migliori non sono abbastanza convinti, mentre i peggiori sono pieni di appassionata intensità. Non c’è da stupirsi, sono quelli pagati meglio.

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Commenti

12 risposte a: “Quel secchione di Roger Ebert”

  1. Fabrizio ha scritto lunedì 30 novembre 2009 17:29

    Una riflessione interessante e, secondo me, davvero azzeccata, questa di Ebert. Ciò detto, mi permetto una piccola digressione parzialmente off-topic.

    Dopo essermi preso la briga di andare a rileggere la recensione del “Gladiatore” fatta da Ebert (avendone appena scritto io stesso), devo dire che a leggerla mi veniva voglia di dare ragione a quelli che gli danno del caprone arretrato (beninteso: non lo è affatto, perchè sa esaltare film di qualunque estrazione), perchè secondo me di cose sensate in quella review ne ha scritte davvero poche. L’unica che condivido riguarda il look posticcio delle ricostruzioni digitali dell’antica Roma, che già nel 2000 apparivano deficitarie.

    Per il resto, le disquisizioni sul look colpevolmnte cupo e “fangoso” del film sono fuori luogo, anche perchè il Gladiatore è ricco di contrasti fra sequenze girate con poca luce ed altre abbaglianti (non solo quelle in cui massimo ricorda i suoi trascorsi, come invece dice Ebert). Il tutto ha una funzione chiaramente narrativa, come in ogni benedetto film che si rispetti.

    Joaquin Phoenix è perfetto e la sceneggiatura è piena di bei dialoghi e di personaggi che catturano l’attenzione, e la “visione” registica è assolutamente da applausi. Tutti elementi che sommati fra di loro fanno un gran film. Poi Ebert preferirà “Titus”, ma a sto punto io gli dico che se pensa che sia meglio del Gladiatore, si sbaglia.

    Se tutti i kolossal hollywoodiani fossero del livello del film di Scott, ci sarebbe da fare salti di gioia, altro che dargli due stellette striminzite.

  2. Alberto Cassani ha scritto lunedì 30 novembre 2009 22:13

    In effetti bisogna dire che Ebert molto spesso prende delle cantonate clamorose, anche con i film più blasonati. Ricorco ancora con terrore la recensione negativa che scrisse di Full Metal Jacket… Non ci potevo credere, quando l’ho letta…

  3. Fabrizio ha scritto martedì 1 dicembre 2009 14:26

    E’ vero. Diciamo che alcune volte riesci anche a comprendere il suo punto di vista, altre invece no. Forse è che lui proprio non ama che un film abbia determinate caratteristiche, che poi sono quelle che emergono in quelli che stronca, e quindi il film è tutto da buttare. Qualcosa di simile.

    Stavo pensando, fra l’altro, che pur non essendo un film di guerra di stampo classico, in generale mi pare che FMJ fu accolto molto bene dalla critica.

  4. Alberto Cassani ha scritto martedì 1 dicembre 2009 17:57

    Francamente non lo so. In Italia è stato acclamato praticamente all’unanimità, ma negli Stati Uniti non saprei. Va detto, tra l’altro, che è stato anche il soggetto di uno dei libri di cinema più brutti che abbia mai letto…

  5. Fabrizio ha scritto martedì 1 dicembre 2009 18:52

    Comunque, se leggi la recensione di Full Metal Jacket di Ebert, è perfetta come argomentazioni, se uno quegli aspetti li vuole inquadrare negativamente. Il problema è che pure secondo me quelli che lui chiama difetti, sono quasi tutti pregi.

    Ho riletto la tua recensione, e praticamente tu sottolinei molte delle cose dette anche da Ebert, ma le giri in positivo.

  6. spaceodissey ha scritto mercoledì 2 dicembre 2009 14:55

    “Ma io ho mai avuto uno di quei giorni in cui – che diamine! – l’unica cosa che voglio è mangiarmi dei pop-corn e guardare qualcosa saltare in aria? Sì, ma non ne ho più avuti da molto tempo. Ci sono troppi film da vedere, e ne ho visti di talmente ricchi e profondi – e sì, anche di divertenti ed esaltanti – che non voglio allungare la minestra”

    Questa cosa è interessante, perchè implica che un film in cui si mangiano pop-corn e in cui tutto salta in aria sia *necessariamente* poco interessante o profondo o comunque di scarso valore. Sinceramente, mi sembra una stupidaggine.

    Vorrebbe dire recensire negativamente -per dire- Guerre stellari e Indiana Jones, Alien e Blade runner, i 23 film di 007 (ci metto dentro anche il prossimo), Matrix e tanto altro cinema.
    Non si possono giudicare con gli stessi parametri “Gli abbracci spezzati” e “2012” perchè sarebbe come esaminare con gli stessi parametri una lavastoviglie e un televisore: sono cose diverse, con scopi diversi. Certo, sono due film, come la lavastoviglie e il televisore son due elettrodomestici.
    A volte si ha voglia di mettersi lì e vedere tutto che salta in aria, e ci sono film che lo fanno in modo ottimo e altri in modo pessimo. Altre volte si ha voglia di mettersi lì e riflettere e ci sono film che lo fanno in modo ottimo e pessimo.

  7. Alberto Cassani ha scritto mercoledì 2 dicembre 2009 15:14

    Be’, ma Ebert è proprio uno di quelli che predica il “giudizio relativo”: come ha citato un illuminato nella wikipagina dedicata alla critica cinematografica (http://it.wikipedia.org/wiki/Critica_cinematografica), lui scrisse “Il sistema delle stellette è da considerarsi relativo, non assoluto. Quando chiedete ad un amico se Hellboy è un bel film, non gli chiedete se è un bel film rispetto a Mystic River, gli chiedete se è un bel film rispetto a The Punisher. E la mia risposta sarebbe che, se in una scala da 1 a 4 Superman è 4, allora Hellboy è 3 e The Punisher è 2. Allo stesso modo, se American Beauty è un film da 4 stelle, allora Il delitto Fitzgerald ne merita due”.

    Il suo discorso, qui è diverso: è vero che sottintende che i pop-corn movie non possano essere profondi (e in effetti non mi pare ce ne siano mai stati), però lui dice di preferire i film impegnati ai pop-corn movie, non che questi ultimi son sempre brutti; e dice che Transformers 2 è brutto anche rispetto al primo, non solo in relazione ai film di Bergman. Esattamente come 2012 è brutto rispetto ai Predatori dell’Arca Perduta…

  8. spaceodissey ha scritto mercoledì 2 dicembre 2009 16:38

    2012 è brutto anche rispetto ad Independence day, il che è tutto dire.
    D’accordo sul discorso che fa Erbert, ma la sfumatura è sottile. Dire (da critico) “io preferisco i film impegnati” è uguale a dire “i film d’azione non mi piacciono”.
    E’ come dire: riconosco che ci siano dei film d’azione da 5 stelle, ma poichè i film d’azione mi piacciono meno dei film impegnati non capiterà mai che io gli dia 5 stelle.
    Questo è il senso che traspare da quanto scritto, poi magari il signor Erbert è molto bravo come critico e sa riconoscere che un film è bello anche se a lui non è piaciuto e allora tanto di cappello.

  9. Fabrizio ha scritto mercoledì 2 dicembre 2009 21:35

    Ma Ebert dice che ne ha visti anche tanti “di divertenti ed esaltanti”, per poter perdere tempo ora con “Transformers 2”.

    In sostanza: se il pop-corn movie in questione è di livello, ben venga e lo si valuterà come merita. Il fatto che poi lui preferisca i film di contenuto o “impegnati”, non credo influirebbe nel suo giudizio.

  10. Alberto Cassani ha scritto giovedì 3 dicembre 2009 14:19

    Sono più d’accordo con Fabrizio: Ebert non mette in dubbio che possano esistere, e siano ersistiti, pop-corn movie divertenti e fatti bene, ma lui non ne vede da tanto tempo e se può scegliere preferisce i film impegnati.

    Comunque, da stanotte faccio anch’io ufficialmente parte della categoria dei vecchi tromboni che non sono in grado di capire il cinema post-moderno, attaccato come sono al cinema vecchio, io che preferisco La corazzata Potemkin a V per Vendetta

  11. junior ha scritto venerdì 11 dicembre 2009 16:13

    Sig. Cassani io sono un giovane amante del cinema…a tutto tondo… e a volte vengo preso in giro dai miei amici perchè mi piacciono film che magari non sono dei cosiddetti “Blockbuster”…o che comunque puoi vedere una sera appunto coi tuoi amici…facendo magari quattro risate.
    Il mio sogno infatti sarebbe quelo di diventare un critico cinematografico…unico lavoro che penso mi possa permettere i vedere quantità “industriali” di film…quindi proprio per questo mi sono rivolto a lei per farle due domande, e spero lei sia cosi gentile da rispondermi:
    1)Quale percorso di studi devo intrapendere per riuscire un giorno a fare questo lavoro?
    2)Vede io ho talmente tanta passione nel cinema che mi piacciono praticamente tutti i film (esclusi sono sincero i “cinepanettoni” che veramente non sopporto, se voglio ridere preferisco di gran lunga guardare un “Amici miei”, un “Fantozzi” o un “Frankestein Junior”),e ho quindi paura di non avere una natura critica.
    Pensa che questo sia un problema o mi basterà concentrarmi nello studio e accrescere la mia esperienza?
    La ringrazio infinitivamente se mi rispnderà,in ogni caso le faccio i miei complimenti per il suo lavoro.
    Arrivederci

  12. Alberto Cassani ha scritto sabato 12 dicembre 2009 19:02

    La mancanza di spirito critico è un difetto gravissimo, per un critico cinematografico. Però lo si può correggere con l’esperienza, e a dir la verità può essere utile in altri campi del giornalismo cinematografico, dove è praticamente vietato parlar male dei brutti film. Avere uno stomaco cinematografico di ferro aiuta quando si devono intervistare attricette o registucoli, e aiuta molto quando si scrivono articoli che devono sembrare più dei comunicati pubblicitari che delle recensioni. Però fare il critico cinematografico è un’altra cosa…

    Un percorso di studi migliore degli altri non c’è, dipende dalla sensibilità delle persone, dal tempo che si ha a disposizione e dai soldi che si vogliono spendere. Secondo me è assolutamente necessario avere almeno le basi di una conoscenza della tecnica cinematografica – cosa che ai critici delle vecchie genereazioni manca totalmente e che mi sembra mancherà anche a quelli delle prossime generazionei – da affiancanre ad una buona conoscenza della storia, non solo recente, del cinema. Quindi o di trova una scuola superiore che introduce lo studente a entrambi questi aspetti oppure si fa un liceo per cui ci si sente portati e poi si fanno studi universitari dedicati al cinema affiancandoli a corsi specifici di tecnica cinematografica.
    Poi è chiaro che tutto dipende anche da dove uno vive e da quali possibilità ha…

    Grazie per l’apprezzamento al mio lavoro, comunque.

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