Come si scrive un articolo di critica

Scritto da Alberto Cassani mercoledì 27 aprile 2011 
Archiviato in Quelli che scrivono...

Nel biennio 1994/95, la Annenberg Learner realizzò una lunga serie di interviste a un centinaio tra i migliori professionisti del giornalismo statunitense, producendo una serie di video dedicati agli studenti universitari e delle scuole superiori, ma adatti anche agli adulti che vogliono farsi una cultura sull’argomento. Lo scopo era di insegnare agli spettatori non tanto come funziona il mondo del giornalismo, quanto come si deve affrontare correttamente il lavoro di giornalista.

La serie – intitolata semplicemente News Writing – è composta da 15 video di mezz’ora, accompagnati da relativi libretti di approfondimento, e presenta interviste tra gli altri a Bob Woodward (Premio Pulitzer con Carl Bernstein all’epoca dello scandalo Watergate, è stato interpretato da Robert Redford in Tutti gli uomini del Presidente), al giornalista satirico Dave Barry, allo storico giornalista della CBS Andy Rooney e alla giornalista della NBC Linda Ellerbee. Ogni video affronta un argomento specifico del lavoro del giornalista, dallo scegliere le notizie cui dare risalto a come si devono trattare le fonti, da come si scrive un comunicato stampa a come si conduce un telegiornale.
Il 12° video, dedicato al giornalismo di opinione – ossia editoriali  e rubriche personali – presenta una breve intervista a Gene Siskel e Roger Ebert, che danno qualche prezioso consiglio a chi muove o vuole muovere i primi passi nel mondo del giornalismo. L’esimio utente gradepoint ha messo lo spezzone su Youtube e io ve lo propongo qui sotto con la traduzione  (non semplicissima) di ciò che i due dicono. Non prima, però, di avervi indirizzato verso Siskel & Ebert.org, il primo sito interamente dedicato a raccogliere tutti i video delle apparizioni televisive dei due critici di Chicago.

Roger Ebert – Ci dev’essere un po’ di giornalismo di cronaca in ogni recensione. Innanzi tutto devi essere corretto con i tuoi lettori. Ecco quello che credo che una recensione dovrebbe fare: la prima cosa che dovrebbe fare, dovrebbe dare al lettore qualche indicazione su cosa il film racconta, e sul modo in cui lo fa. Se sei corretto con i tuoi lettori, puoi recensire negativamente un film e loro saranno comunque in grado di capire che a loro piacerà. Non dovresti stroncarlo così duramente da far pensare al lettore che nessuna persona intelligente vorrebbe mai vedere quel film. Devi dare al film la possibilità di difendersi, devi scrivere qualcosa che faccia capire che tipo di esperienza è andarlo a vedere.
Gene Siskel – Io concepisco le mie recensioni come se fossi un reporter della BBC che deve raccontare un incendio, e l’incendio è la mia reazione al film. Qual è il cosa più importante che ti potrei dire a riguardo? Se incontrassi un uomo per strada, dovrei dirgli la stessa identica cosa che sto per dirti in questa recensione. Devo andare dritto al punto.
Presentatore – La lettura critica del mondo dell’arte è una parte importante di qualsiasi quotidiano. Ha uno stile in parte derivato dal giornalismo di cronaca, ma è molto più simile al modo in cui si scrivono gli editoriali di opinione. Come fa uno studente a imparare a scrivere una buona recensione? Ecco i consigli di due dei più affermati critici cinematografici nel mondo del giornalismo.
Gene Siskel – Uno degli errori che noto più spesso, nei critici principianti, è che cercano di scrivere in modo molto formale, come si insegna al corso di scrittura all’università, o come ti dicono di scrivere a scuola. Un modo che non ti dà veramente l’impressione che lo scrittore esista davvero. Scrivono in modo “adulto”. In quanto esordienti si sentono insicuri di se stessi, e non hanno – letteralmente non hanno – una voce propria, e così scrivono in modo formale. Frasi piene di sottoperiodi appiccicati insieme, che non hanno nulla dell’energia che dovrebbe essere fuoriuscita dall’evento che stanno raccontando – che fosse un concerto o qualcos’altro – e che non danno mai l’impressione di essere importanti. Non sembrano un’ultim’ora, quanto invece uno scritto formale.
Roger Ebert – In pratica, quello che stai dicendo è che non hanno ancora sviluppato il loro linguaggio personale.
Gene Siskel – Esatto.
Roger Ebert – L’impressione che ho io guardando quello che scrivono i giovani, o anche ogni forma di critica, scritta da persone di qualunque età, è che si tratta sempre di qualcosa scritto in prima persona, che sia  fatto in maniera esplicita o meno.
Gene Siskel – Esatto.
Roger Ebert – Non è una scienza, non stiamo parlando della Verità, non stiamo dicendo «è così che sono andate le cose». Quello che stai dicendo è «è così che sono andate le cose per me, questo è quello che ho provato io». Ora, molti critici hanno quasi vergogna di confessare di aver avuto una qualunque reazione emotiva. Se hai riso, dì che hai riso; se hai pianto, dì che hai pianto; se ti sei annoiato, dì quanto ti sei annoiato. Ma non scrivere come se fossi una figura mitologica, totalmente indifferente a ciò che ti circonda, che da sopra la platea osserva divertito le patetiche reazioni degli spettatori. Tu eri lì, e la tua recensione dovrebbe spiegare quello che hai pensato tu.
Gene Siskel – Quello di cui stai parlando è il coraggio. Se ci pensi, la gente ritiene che noi si abbia un lavoro molto facile, che non richiede coraggio. Invece io credo che in questo senso l’asticella sia andata alzandosi sempre di più, a prescindere da quanto successo tu abbia col tuo lavoro. Il punto è che devi avere il coraggio, come dicevi tu, di dire onestamente quello che hai provato. Non è facile, e ormai viviamo nel mondo completamente nuovo di ciò che viene chiamato “politicamente corretto”. Far parte di questo mondo è la morte del critico. Volerne far parte – anche solo a livello personale, a prescindere dal politicamente corretto: voler seguire la massa – è la morte del critico.
Roger Ebert – Il politicamente corretto è il fascismo degli anni ’90! C’è questa specie di rigida impressione che tu debba mantenere le tue idee sul modo in cui guardi le cose, ma all’interno di confini molto ristretti perché non devi offendere nessuno. Ma uno degli scopi del giornalismo è proprio mettere in dubbio questo modo di pensare…
Gene Siskel Ma certo.
Roger Ebert …e senza dubbio uno degli scopi della critica è di superare i limiti. E questo è anche uno degli scopi dell’Arte. Quindi, se un giovane giornalista – 18 anni, 19, 20, 21, un laureando… – cerca di scrivere in modo politicamente corretto, in realtà sta solo facendo del ventriloquismo.
Gene Siskel – L’altra cosa è che quando qualcuno riesce a stare lontano da tutti questi pericoli di cui abbiamo parlato, e tira il suo colpo migliore, finisce per sentire di avere potere. Si accorgerà di non venir distrutto per quello che ha detto, di non aver fatto la figura del bastian contrario, o del bugiardo, o dello stupido… tutte quelle cose di cui i critici ciarlano di continuo. Se provi a farlo una volta sarai nervoso, ma non sarai distrutto: ti sentirai incoraggiato a farlo di nuovo. E così finirai per alzare la tua asticella personale.
Roger Ebert – E da un altro punto di vista, in fondo quando scrivi per il giornale della scuola quello che davvero stai facendo è compilare una domanda di lavoro.
Gene Sikel – Certo, è vero.
Roger Ebert – Perché in seguito prenderai i tuoi articoli e li manderai a qualcuno, e questo qualcuno li leggerà.

Ovviamente, il titolo di questo post è scandalosamente rubato da quello pubblicato sullo stesso argomento da strategie evolutive.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Percorsi tematici



Commenti

4 risposte a: “Come si scrive un articolo di critica”

  1. perso ha scritto giovedì 16 giugno 2011 17:41

    Post molto interessante e utile!

  2. Alberto Cassani ha scritto giovedì 16 giugno 2011 17:51

    Eh già…

  3. pooja ha scritto lunedì 19 dicembre 2011 17:50

    vorrei avere info per poter scrivere su riviste cinematografiche..grazie

  4. Alberto Cassani ha scritto lunedì 19 dicembre 2011 17:57

    Direi che funziona esattamente come in tutti gli altri settori: manda una mail con il curriculum e uno-due articoli di prova.

Lascia un commento