La morte della critica secondo i nuovi critici

Scritto da Alberto Cassani giovedì 1 ottobre 2009 
Archiviato in Quelli che scrivono...

Nel numero del marzo 2009, Ciak ha pubblicato un’inchiesta firmata da Andrea Morandi a proposito della dualità tra critici della carta stampata e critici che lavorano per il web. Al di là del fatto che Morandi mette nello stesso pentolone siti di critica, siti sul cinema e blog dedicati al cinema – che sarebbe un po’ come scrivere un articolo sui telegiornali e poi mettere i Tg sullo stesso piano dei programmi di informazione e quelli di gossip – la cosa interessante sono i tanti interventi più o meno autorevoli raccolti da Morandi e da Alessandra De Luca. Ne esce una panoramica forse poco chiara ma che dà lo spunto per fare diverse riflessioni sull’argomento. Riflessioni che, come spesso accade sulle pagine di Ciak, nell’articolo non sono che accennate.

Cari critici, siete morti!

Dati alla mano, una cosa è certa: il 2008 sarà ricordato nei decenni a venire come l’annus horribilis della critica cinematografica. Negli ultimi dodici mesi negli Stati Uniti oltre trenta critici sono stati rimossi, perfino autorevoli veterani come David Ansen di Newsweek e Nathan Lee del Village Voice, mentre siti di cinema come Rotten Tomomatoes o Metacritic hanno solidificato la loro posizione diventando dei punti di riferimento. Non bastasse, un sondaggio del Los Angeles Times ha rivelato che oltre il 90% dei ragazzi tra i 16 e i 28 anni ignora completamente il giudizio dei critici nella scelta di un film. «Credo sia arrivata l’ora di chiedersi una cosa – attacca Amorose Heron, blogger inglese di Film Detail –  Abbiamo bisogno dei critici? Forse. Ma non per spiegarci cos’è bello e cosa non lo è, ma per informare, spiegare, intrattenere. Altrimenti sono morti». Solo una minaccia o una profezia reale? «Chissà. Mai sottovalutare i blogger – spiega Carla Cigognini, responsabile di Cineblog, sito di recensioni e news attivo dal 2005 – perché è gente malata di cinema, appassionata e preparata, e credo sia proprio la mancanza di materiale sulla carta che spinge le persone verso la Rete».
In America, che quasi sempre (soprattutto nella comunicazione) anticipa le tendenze con cui poi ci dovremo confrontare in Europa, blog e siti di cinema sono saliti al potere negli ultimi anni, al punto che molti critici hanno deciso di aprire un blog per fermare la marea della Rete, un movimento dai molti nomi che, senza nessuna pietà, dopo anni di recensioni subite ha perfino iniziato a creare blog dai titoli emblematici come Kill the critic. «Il blogger è una specie a parte – aggiunge Alessandro Scola di Split Screen – è un surfista nel mare di Internet e la Rete è un mezzo che lo porta al pubblico immediatamente. In breve tempo può diventare un punto di riferimento ed acquisire un’autorevolezza tale da costituire una minaccia forte per la controparte cartacea». Già, la controparte cartacea, la critica, un moloch diventato negli anni un’entità a parte accusata di continuare a parlare senza nemmeno curarsi di essere ascoltata. «E il blog è l’opposto – precisa Paolo Ruggeri, dal 2005 coordinatore di The Director’s Cup – Stabilisce un contatto immediato tra autore e lettori, più veloce di qualsiasi rubrica delle lettere al direttore. E rispetto alla carta c’è la tempestività dell’informazione: un post può essere scritto in tempo reale». Ma mentre negli Stati Uniti critici come Anne Thompson di Variety o Roger Ebert del Chicago Sun-Times sono corsi ai ripari aprendo blog, in Italia l’ala storica della critica il web lo frequenta poco, al punto che della vecchia guardia quasi nessuno ha un sito o un blog su cui confrontarsi con i propri lettori, quasi non fossero interessati. E questa mossa, in un mondo come quello del web in cui se non ci sei non esisti, potrebbe significarne la definitiva condanna a morte. «Io non credo che la critica cartacea sarà sostituita dai blogger – aggiunge Sergio Fabi di Cinemotore, sito che spesso arriva sulle notizie prima di tutti – Ma credo che i critici nelle recensioni dovrebbero esser più brevi, usare un linguaggio meno tecnico e essere obiettivi: anche quando si vede il film di un amico bisogna dire la verità».
«I critici oggi – scrive Roger Ebert sul suo blog – sono come i canarini che nelle miniere venivano usati per capire se c’era o meno ossigeno. Se ne vedete uno che cade a terra morto, scappate». A parte il sarcasmo evidente di uno dei pesi massimi della critica USA, la provocazione centra il bersaglio. «Combattere, combattere, combattere» era stata la chiamata alle armi del decano della critica francese Jean Douchel, citato su queste pagine da Paolo Mereghetti tre numeri fa, ma a questo punto, con le nuove generazioni che incombono senza prestare attenzione a una critica che sembra aliena, potrebbe non essere abbastanza. «Come scriveva Pasolini, non essendoci più grandi registi e teorici, non ci sono nemmeno grandi critici – aggiunge Matteo Guizzardi, altra anima di Split Screen – Il critico della carta può avere ancora senso a patto che non pretenda di avere l’esclusiva sul pubblico e che non intraprenda crociate contro forme d’interazione dal basso come quelle dei blog». In sintesi, un aggiornamento del monito de L’arte della guerra del generale cinese Sun Tzu: «Se non puoi vincere il tuo nemico, stringi un’alleanza con lui». «Anche perché sul quotidiano o sulla rivista il lettore non può controbattere – conclude la Cigognini – legge e se non è d’accordo borbotta e chiude il giornale. Con il blog è parte integrante del processo». Alessandro Regoli, caposervizio di MyMovies, uno dei siti più frequentati della Rete va oltre: «Credo che una critica stampata che non comunichi con il linguaggio di internet, sia senza futuro. Sono le nuove generazioni che non comprano giornali ed è a queste che bisogna guardare se si vuole un futuro». Comunque vada, da qui non si torna indietro. Per capire meglio lo scenario nelle pagine seguenti abbiamo chiesto le opinioni di altri due attori fondamentali sulla scena: i tanto vituperati critici e gli uffici stampa che si trovano a gestire la comunicazione tra siti, blog, quotidiani e riviste.

I critici? Solo se autorevoli. Internet? Dipende dai film…

Da una parte i blogger che avanzano armati di portatile. Dall’altra i critici pronti a difendersi a colpi di penna. Una scena che abbiamo voluto far giudicare ad alcuni dei più importanti uffici stampa, da anni già al lavoro sui due fronti per la promozione delle pellicole. «Credo che finché ci saranno critici di buon livello le recensioni su carta resteranno le più importanti. – ammette Claudio Trionfera, capo ufficio stampa Medusa – È chiaro però che un buon film horror troverà terreno elettivo nella rete». «Sono cose diverse – concorda Cristina Casati della Universal – la carta stampata rimane un punto di riferimento con una firma autorevole, mentre blog e siti sono più interattivi con i lettori. Poi dipende molto dal film: noi per Watchmen, per esempio, stiamo adottando una strategia di viral marketing e proiezioni mirate per blogger, social network e siti». «Oggi è impossibile prescindere da Internet – spiega Cristiana Caimmi (Sony, Buena Vista, Festival del Film di Roma – perché la gente che va al cinema all’80% arriva al film via web. I critici? Devono capire che oggi non esistono più verità assolute». «Da un paio d’anni – racconta Federica De Sanctis di Bim – collaboriamo con persone che si occupano di on-line, è diventato un lavoro a sé. Per il pubblico della Bim credo però sia ancora più importante una buona recensione di Repubblica, Corriere, Stampa…».«I critici dei quotidiani, in particolare, mantengono un indiscutibile prestigio – dichiara Francesco Marchetti di Fox – anche se ho qualche riserva sulla loro influenza rispetto ad un pubblico ormai costituito per lo più da ragazzi. Certo, le loro recensioni diventano importanti per film d’essai, ma la critica, o più in generale le opinioni espresse in siti o blog specializzati hanno acquisito un’importanza che sta via via aumentando», «lo invece sono un po’ restia a definirla come critica cinematografica – affonda Roberta Avolio della Mikado – dal momento che tante delle persone che scrivono sui siti non hanno alcuna formazione: sono più che altro appassionati. Le critiche della carta stampata mantengano un’importanza predominante». Per quanto riguarda invece la scelta delle frasi da mettere sui poster dei film o nei flani pubblicitari, la battaglia è ancora impari: nessun blog o sito italiano, a differenza di quanto succede in America, ha ancora un’importanza tale da essere citato. «A noi non è capitato – continua la Avolio – ma non è detto che non accada». «A noi invece sì – spiega la Casati – alcuni siti come BadTaste e ScreenWEEK sono dei punti di riferimento per il nostro marketing». «Però nel mare sconfinato di Internet – aggiunge Alessandra Tieri di Lucky Red – è ancora difficile individuare testate che possano essere di riferimento. Una cosa ormai è certa: la rete ha cambiato radicalmente referenti, prospettive e strumenti». «Ma la recensione sulla carta rimane la più importante – conclude Annalisa Paolicchi di 01 Distribution – la Rete si sta facendo sempre più spazio, tuttavia la critica pura non è ancora il suo punto forte: la troppa democrazia della rete può determinare una mancanza di filtro, un’aggressività tale da compromettere l’analisi».

Ma i migliori siamo ancora noi

Da anni occupano la scena con recensioni in grado di influenzare milioni di spettatori, ma se in passato il loro carisma era fuori discussione, oggi i critici della carta stampata non sono più l’unico punto di contatto tra un film e il pubblico. «Un tempo credevo che noi critici fossimo una specie in via di estinzione – commenta Gian Luigi Rondi, decano della critica italiana – ora ho capito che siamo una specie protetta, abbiamo i nostri parchi naturali dove siamo difesi. Negli anni Cinquanta noi critici potevamo fare la fortuna di una pellicola, ma prima di internet c’è stata la tv a portare via spazi». «Il problema è l’autorevolezza di chi scrive – spiega Paolo Mereghetti, critico del Corriere della Sera – che nasce solo dalla credibilità: non si tratta di misurare il peso di una critica dalla popolarità e il punto non è se la critica scritta ha qualcosa in più o in meno dei blog, ma se il tal critico ha qualche cosa di più dell’altro». «Dei blog – spiega Fabio Ferzetti, critico del Messaggero  – mi sgomenta la disponibilità illimitata di spazio. Ognuno può scrivere quanto gli pare su ciò che vuole. Raramente questo produce buona scrittura. Inoltre il blog tende al prodotto per fan». «La critica rispetto ai blog ha un giornale attorno, con l’esperienza che hai fatto per arrivarci – spiega Maurizio Cabona del Giornale – e conta la cultura cinematografica per valutare un’opera. Certo, se si tratta di personaggi ridotti ad automi, come 007, vanno bene anche i critici improvvisati». «Minacciato dai blog? – si chiede Michele Anselmi del Riformista – No, perché sul web a volte trovo splendide recensioni, a volte ignobili fesserie. Da una cosa però mi sento minacciato: i siti e i blogger sono talmente tanti che alle anteprime stampa non trovo più posto». «Non seguo molto la Rete – confessa invece Maurizio Porro del Corriere della Sera – ma mi sembra che spesso sia passibile di eccessi e credo che sia migliore quella su carta, il che non escluda che ci siano persone preparatissime sul web. Non ne farei un problema di mezzo ma di personalità». «Quando si abbattono le barriere succedono due cose – riflette Mariarosa Mancuso del Foglio – che qualche meritevole riesce a trovare spazio e molti dilettanti ne approfittano, avverando quel che diceva Truffaut: ognuno ha due mestieri, il proprio e quello di critico cinematografico. Capita di leggere ottimi blogger, in America e in Inghilterra. Meno in Italia». «Ha senso far finta di non sapere che la critica non è un potere ma un’attività esercitata da ogni persona? – s’interroga Silvio Danese di QN  – Non è la critica che deve difendersi. Dev’essere difesa da lettori e editori». «Io seguo un po’ i blog – confida Roberto Nepoti di Repubblica – e la mia impressione è che facciano un po’ quello che facciamo noi sulla carta. Non voglio fare profezie ma per il momento mi sembra che chi legge i giornali non segue i blog, mentre i ragazzi non leggono i giornali e seguono la Rete». Lapidario Roberto Silvestri del Manifesto: «Credo che il blog sia un’invenzione senza futuro, altra cosa la critica in Internet, che con l’uso dei supporti video aumenta la potenza dell’intervento. La critica è talmente in crisi gli unici critici che si possono leggere senza mettere mano alla pistola sono i recensori on line o i pazzi scatenati».

Il mese dopo, stimolato anche dalle reazioni dei visitatori del blog ufficiale della rivista, dalla sua rubrica su Ciak si fa sentire sull’argomento anche Paolo Mereghetti. A parte un omertoso accenno alla poca imparzialità di alcuni critici (perché nell’ambiente lo sappiamo tutti chi è amico/parente/amante di chi, ma nessuno lo dice perché quei pochi che lo fanno ne pagano spesso le conseguenze), Mereghetti conclude il suo discorso con una nota che io mi sento di sposare in toto ma che so irritare molto alcuni cineblogger: quello che i commenti sui blog fanno, la funzione che svolgono, è esattamente uguale al dibattito seguente la proiezione del film in un cineforum. Che poi molti dibattiti diventino in realtà dei monologhi è un’altra questione…

Sì, il dibattito sì

L’inchiesta di Ciak sulla critica cinematografica nei blog ha acceso la curiosità scatenando risposte, interventi e naturalmente polemiche. Una parte del dibattito si può trovare sul sito di riferimento di Ciak, piaceriforti.blogspot.com, e proprio da lì vorrei partire per cercare di fare qualche prima, provvisoria riflessione (utilizzando la pagina scritta, così equilibro un po’ i piatti della bilancia che stanno pendendo molto verso il virtuale).
Una cosa è incontestabile: parlando bene o male di critica e di critici (di loro, soprattutto male), gli internauti confermano implicitamente l’importanza di un approccio “critico” al cinema. Personale o oggettivo, epidermico o più meditato sembra fare poca differenza: tutti comunque parlando di critica e non di impressioni in libertà, a ribadire che di fronte a un’opera dell’ingegno la pura impressione personale non basta. Bisogna sforzarsi di fare un passo ulteriore, verso una più ambiziosa visione critica: «Far morire la critica vuol dire far morire le idee» scrive Lucamarra sul blog e io non posso che sottoscrivere. Quello che invece manca negli interventi, è una qualche riflessione sui contenuti della critica, sui suoi scopi, i suoi metodi (su cui invece sono state scritte in passato pagine e pagine di riflessioni). Come se bastasse un atto volontaristico – adesso faccio il critico – per riuscirci davvero. Abbondano le accuse alla poca professionalità dei critici della carta stampata, tutti più o meno corrotti e autoreferenziali (una citazione per tutti, di Paolo Ferretti: «I nostri critici sono troppo di parte, troppo amici di, venduti o semplicemente vivono nella loro torre d’avorio») ma chissà perché senza fare nomi e cognomi e soprattutto senza portare prove concrete. In tanti si lamentano anche del fatto che spesso le critiche si dilungano sulle trame, dimenticando che mentre il blogger scrive spesso per sé di un film che ha visto (e quindi non deve autoricordarsi il film), sui giornali si presume di scrivere per un pubblico che ancora non conosce il film e quindi può essere interessato a sapere in anticipo le grandi linee della trama (concordo però pienamente con Angier quando se la prende con chi «spoilera pesantemente sul finale»).
La cosa più interessante del dibattito, però, mi sembra il bisogno di interagire in tempo (più o meno) reale su un film che è piaciuto oppure no. Antonella vuole «condividere i propri pensieri innanzitutto con gli amici»; Luke79 spiega che un blog permette di fare quello che nessuna rivista o giornale può rendere possibile: «Interagire, scambiare opinioni»; M. esalta «la simultaneità, la risposta immediata, il botta e risposta». Tutti svelano un bisogno di condividere idee e sensazioni nel più breve tempo possibile, come succedeva una volta nel tanto “famigerato” dibattito e come oggi, nella frammentazione e nella solitudine tecnologica della vita, non è più praticabile. Che sia venuto il momento di rivalutare i cinecircoli e in cineforum? Certo è che questo bisogno fa tornare in mente la scena di Get Shorty in cui John Travolta, dopo aver assistito in un cinemino a L’infernale Quinlan di Welles, non può fare a meno di rivolgersi alla fine a un altro spettatore per renderlo partecipe del suo entusiasmo: una scena che coglie il segreto forse centrale del cinema (al cinema) che non isola dagli altri ma sa invece mettere in relazione. Una pratica che la diffusione dei canali satellitari e dei DVD sta mettendo in crisi e che i blogger provano, anche inconsciamente, a recuperare. Forse bisogna partire proprio da qui per valutare meglio il ruolo della critica virtuale…

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Commenti

2 risposte a: “La morte della critica secondo i nuovi critici”

  1. Cinefilo Incolto ha scritto lunedì 15 marzo 2010 10:45

    Ciao
    Scusa se commento un post molto vecchio, ma ho fatto la conoscenza di questo blog solo ieri.
    Sul rapporto critici / blogger posso anche condividere le opinioni di mereghetti anche se rivendico che i blogger hanno svolto un importante ruolo di propulsori di alcune produzioni, se non di cinematografie intere.
    I casi di Nine di August o il recente Ink sono le testimonianze piu’ evidenti.

    Nei miei 7 anni di blog ho visto cose… ho ricevuto sollecitazioni cinefile che la critica, anche quella piu’ “indipedente” non ha mai fatto.
    Questa e’ la differenza tra mereghetti e qualsiasi blogger, non è solo una questione di stellette.
    Che questo sia il vero valore aggiunto dei blog e’ testimoniato dal fatto che il mio piccolo, umile blog e’ spesso corteggiato da produttori indipedenti in cerca di visibilita’ piu’ che di giudizi. E’ evidente che il canale cartaceo non puo’ offrire lo stesso, un po’ per la sua stessa natura ma molto anche per una sorta di volonta’ istituzionale.

    Ancora sul rapporto critica/blogger ricordo che intorno al 2005 un noto mensile di cinema, molto serio, fece uscire alcuni articoli con i quali maltrattava molto i blog di cinema in un periodo un cui erano pochi. Le loro recensioni, tra l’altro pubblicate anche sul sul web, erano durissime.
    Se vuoi ti trovo qualche traccia anche se le recensioni, la rubrica sono sparite 😉
    A presto e scusa il disturbo

  2. Alberto Cassani ha scritto lunedì 15 marzo 2010 16:28

    Ma va, quale disturbo? Internet è bello proprio perché si possono sempre leggere e commentare anche gli articoli più vecchi…

    Nello specifico di ciò che dici, io ho sempre ritenuto i blog come un’evoluzione di quello che negli anni ’80 e ’90 erano le fanzine (in cui poi io nasco, anche se in quelle fumettistiche), ossia una fonte di informazione specializzata e (si spera) attentissima su argomenti che la stampa “normale” normalmente non tratta, per scelta o per necessità intrinseche nel mezzo. In fondo, ad esempio, Nocturno era nato proprio come fanzine e si è poi evoluto fino a diventare una rivista rispettata pur essendo comunque “di nicchia”. Oggi le iniziative com’era Nocturno all’epoca nascono su internet invece che sulla carta stampata per semplicità, ma in fondo la differenza è poca.

    E’ chiaro che le produzioni indipendenti cercano visibilità dovunque possono – anche a me capita di ricevere inviti e richieste di invio di libri o dvd, e coi registi indipendenti italiani ho sempre un ottimo rapporto – ed è bello che capiscano non solo l’importanza che può avere internet in questo senso ma anche la serietà di chi su internet ci scrive, però sono sicuro che se potessero scegliere tra un articolo di Mereghetti sul Corriere della Sera e uno mio o tuo o su un qualunque sito internet sceglierebbero Mereghetti, a meno che non si tratti di una pellicola talmente particolare da poter interessare solo determinati utenti di internet e non i lettori del Corriere.
    Purtroppo la bassa veicolazione che hanno siti e blog di cinema in Italia può portare solo ad un riempimento dei buchi lasciati dalla carta stampata, non ad un vero e proprio movimento critico parallelo e in diretta contrapposizione con quello cartaceo. Almeno per ora. E credo che la strada per cambiare questa cosa sia ancora molto lunga, più lunga ancora di quella che è stata la strada percorsa dal gruppo di Nocturno per ottenere la credibilità che ha ora.
    Negli Stati Uniti, ad esempio, la situazione permette effettivamente un lavoro critico più a tutto tondo anche su internet, sia per una questione di numeri che di serietà degli addetti ai lavori: qualunque sito internet può intervistare Charlize Theron per parlare del suo nuovo film, da noi anche solo Scamarcio è spesso irraggiungibile, per dire.
    Purtroppo in Italia internet è ancora visto come una cosa meno importante e generalmente meno seria della carta stampata. Accennavo qualcosa anche nel post successivo a questo: http://www.cinefile.biz/blog/?p=178. Purtroppo non c’è niente che possiamo fare, se non continuare a lavorare con serietà e aspettare che il cadavere della carta stampata ci passi davanti…

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